
La nostra rivista

Il progetto culturale dell’associazione si è concretizzato in particolare nella costruzione della rivista “A Levante” nata nel giugno 2008 come stimolo culturale e come momento collettivo di espressione, comunicazione e confronto delle proprie ricerche e del proprio pensiero.
Le finalità del progetto:
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curare gli aspetti della cultura locale salentina e nazionale, a partire dalla conoscenza di spazi fisici e mentali, più vicini e significativi, per l’arte, la ricerca, la memoria, il territorio;
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riflettere sulla vita cittadina, su modalità di convivenza civile, sul rispetto reciproco e sull’integrazione dei gruppi d’appartenenza;
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raccogliere e far conoscere le narrazioni giovanili creative, scritture ed immagini evocative;
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formare un gruppo redazionale per progettare le nuove pubblicazioni e lo sviluppo della rivista stessa.
Questa rivista è sostenuta da numerosi collaboratori e redattori con variegato target di interessi, professioni ed età.
Ogni numero si sviluppa attorno ad un tema che viene discusso e proposto nel gruppo redazionale.
LIQUIDO GASSOSO
n. 26 - Agosto 2017
Dall'editoriale di Giulia Santi
(in copertina: DESIDERIO DI SOMIGLIANZA di Daniela Tesi)
Confortably Numb. Questo numero della nostra rivista A Levante è un tessuto di riflessioni che si concentrano attorno a due polarità oggi molto utilizzate, in svariati campi, come categorie concettuali, liquido gassoso.
Innanzitutto nel partorire la tematica, le riflessioni condivise all'interno del gruppo di redazione, ci hanno condotti a mettere fuori dal campo di indagine il "terzo incomodo" del gruppo, ovvero il solido, e di concentrarci su due stati della nostra materia contemporanea che più stuzzicavano e dilatavano gli orizzonti d'osservazione. Nel processo di scelta, come sempre, ognuno ha osservato come queste due categorie potessero permettere una lettura della propria specifica realtà, così che, dalla propria angolatura, si potessero sentire suonare i due rintocchi, del liquido e del gassoso, nel proprio universo di vita. Questo mio editoriale vuole essere un filo che che si dipana tra le numerose e multiformi riflessioni di questo numero, impastato dalla mia quotidianità, la filosofia.


AMORE DISAMORE
n. 25 - Aprile 2017
(in copertina: NAPUL'E' di Paolo Signore)
Dall'editoriale di Enzo Ligori e Giulia Santi
Ogni concetto contiene il suo contrario.
Anche in questo numero affrontiamo un tema, l’amore, ed il suo contrario, il disamore. Più corretto sarebbe dire un suo contrario, forse nemmeno il più ovvio, perché la prima parola che viene in mente da contrapporre ad amore è odio.
Ma l’amore contiene, o forse, più esattamente, implica l’odio. Perché se non ci fosse amore nell’odio saremmo di fronte ad una semplice assenza, assenza di amore, che è una sorta di astensione. L’odio, invece, è attività sentimentale: si odia questo perché si ama quello (generalmente il suo contrario) o comunque un “altro”; ma si odia anche ciò che si è amato. O forse non si è amato. O forse lo si amava solo come passaggio per arrivare-tornare a se stessi.
ETICA ESTETICA
n. 24 - Autunno 2016
Dall'editoriale BELLEZZA di Antonia Pozzi - 4 dicembre 1934 (in copertina: SOLE D'ORIENTE di Giuseppe De Filippo)
Ti do me stessa, /le mie notti insonni, /i lunghi sorsi / di cielo e stelle - bevuti /sulle montagne, /la brezza dei mari percorsi /verso albe remote.
Ti do me stessa, / il sole vergine dei miei mattini / su favolose rive / tra superstiti colonne / e ulivi e spighe.
Ti do me stessa, /i meriggi /sul ciglio delle cascate /i tramonti /ai piedi delle statue, sulle colline, /fra tronchi di cipressi animati /di nidi-
E tu accogli la mia meraviglia / di creatura, / il mio tremito di stelo / vivo nel cerchio / degli orizzonti, / piegato al vento / limpido - della bellezza: / e tu lascia ch’io guardi questi occhi / che Dio ti ha dati, / così densi di cielo - / profondi come secoli di luce / inabissati al di là / delle vette –


CAOS
n. 22/23 - Primavera 2016
(in IV di copertina: Caos di Massimo Pasca)
Dall'editoriale LE PIETRE E L'ARCO di Giulia Santi
In questo numero doppio A Levante affonda le sue radici nei temi della Diversità e del Caos, duplice aspetto cui ho dedicato queste pietre di Calvino. Mentre le sezioni si animano e plasticamente assumono i profili dei pensieri di ogni autore, la Diversità è tratteggiata dai contorni di mondi lontani, divenendo, nello stesso tempo, barriera, frattura, ed anche contaminazione feconda, ponte, slancio verso l’altro e l’altrove. Il Caos è delineato dall’equilibrio instabile tra infinitamente bello e infinitamente degradato, speranza e disperazione, ordine e disordine, dalla ricerca di incontro tra diversità, per lanciarsi nel mondo e trovare nel dialogo con l’altro la via per costruire e capire se stessi.
Passare dall’io al tu per raggiungere il noi, per uscire dalla nostra presunzione di autosufficienza.

DIVERSITA'
n. 22/23 - Primavera 2016
(in copertina: Diversità di Massimo Pasca)
Dall'editoriale LE PIETRE E L'ARCO di Giulia Santi
Le pietre possono vivere una vita solitaria, abbandonate in un campo, con i loro spigoli irregolari, imprevedibili, imperfetti. Possono vivere nella costante attesa di essere squadrate, di vedersi imprimere a forza una forma, per tirarne fuori conci perfetti. Tutti uguali e facili da accatastare.E poi ci sono pietre che hanno la fortuna di entrare a far parte di un progetto collettivo. Sono guardate, ammirate, comprese e ‘tra mille ostacoli’ riescono a trovare il loro posto, incastrandosi le une alle altre. Interagendo positivamente tra loro, creano e permettono all’arco di continuare ad esistere. Ognuna ha la propria responsabilità individuale, il proprio senso, ma nessuna ne detiene l’esclusività...
IDENTITA'
n. 21 - Inverno 2015
(in copertina: IL VIAGGIO DELLA VITA! di Paola Rizzo)
Dall'editoriale SIAMO SALENTO di Enzo Ligori
Infine, a costruire questa identità salentina, ci siamo noi. Noi siamo fatti così: in qualsiasi parte del mondo andiamo ci sentiamo ospiti e ci puliamo i piedi prima di entrare e usiamo il tovagliolo se ci sediamo a tavola. Noi siamo quelli che chiunque ci venga a trovare sappiamo che non è di passaggio, perché dopo di noi c’è finibus terrae, e se è venuto apposta per noi va trattato bene, prenderà la nostra camera e il nostro letto, mangerà tutto il meglio che abbiamo e non fa niente che noi da lunedì mangiamo legumi. Noi siamo un po’ messapi e forse anche un po’ illirici, e un po’ bizantini senza disdegnare di mischiarci con normanno-svevi, angioini e aragonesi. Noi siamo una piattaforma distesa sul mare per partire e per giungere. Siamo i più orientali e i primi occidentali. Siamo Salento.


PROGETTO
n. 20 - Autunno 2014
(in copertina: GESSETTI di Piero Schirinzi)
Incipit dell'editoriale IL PRENDERSI CURA di Giulia Santi
Progettare, etimologicamente, significa gettare in avanti, gettare un’idea, un sogno, una costruzione, un castello che ancora non esiste sulla realtà, per modificarla, per smuoverla ad avanzare. Dalla stasi al movimento, per immaginare ciò che ancora non c’è e portarlo verso la sua esistenza. Si progetta una casa, si progetta la propria realizzazione, ma non si possono progettare la passione o il fuoco sacro che ci portano a provarci ancora e ancora. Si pensa di progettare una vita, ma non si possono progettare la felicità, l’amore o l’amicizia. Ci pare che questi semplicemente avvengano. Che si accendano come lampadine. Che ci accompagnino come lucerne dal chiarore ondeggiante e fioco.
A volte però penso che tutto il nostro progettare più intimo sia in realtà profondamente interconnesso...
RIPRENDIAMOCI TEMPO
n. 18/19 - Dicembre 2013
Incipit dell'editoriale
RIPRENDIAMOCI TEMPO di Enzo Ligori
(in copertina: Rock in rockport ph Giancarlo Potenza)
Ai miei tempi erano bei tempi: erano i tempi che la berta filava. Allora, tutti davamo tempo al tempo, e chi aveva tempo non ne aspettava altro. Quando ero piccolo prendevamo il tempo e lo mischiavamo con la paglia per far maturare le meddrhe (le sorbe, e pure le nespole), e in tempo di poponi non prestavamo mai il coltello, nemmeno agli amici. Oggi che ci siamo fatti grandi, oggi che il tempo è denaro, guardiamo il mondo con occhio da anziani e,lamentando la nostra poca comprensione del presente, ce la prendiamo con le tempora e imores, dimenticando che omnia tempushabent, che tutte le cose hanno il loro tempo, e anche noi, con i nostri erga kai emhra, le nostre opere e inostri giorni che vorremmo perenni e che invece passano, come il tempo che scorre come l’acqua.
Il tempo: provate a pensare che non esista la convenzione che chiamiamo , la scansione, tempo...


TUTTA MIA LA CITTA'
n. 17 - Maggio 2013
(in copertina: GESSETTI di Piero Schirinzi)
Incipit dell'editoriale IL PRENDERSI CURA di Giulia Santi
Incipit dell'editoriale TUTTA MIA LA CITTà della Redazione (in copertina: Galatone ph Michele Mariano)
In questo numero è emersa l'esigenza di avvicinarci, attraverso riflessioni e narrazioni, alla vita, alla storia, agli avvenimenti del nostro Territorio, per ritrovare una cultura con radici nel passato, con segnali concreti di presa di coscienza nel presente e prospettive di rami frondosi per il futuro.
Queste scritture sono scaturite da alcune situazioni che ogni giorno viviamo e da alcune domande che ci siamo posti. Quale integrazione, accoglienza e ospitalità siamo capaci di vivere e di offrire?
Quanta legalità ci impegniamo a costruire come individui, come gruppo, come cittadini e come istituzioni?
Come può avvenire un confronto opportuno ed efficace per una città sempre più visibile e a misura d'uomo?
Quali proposte e soluzioni possiamo progettare, pretendere e sognare? E a quali possimo collaborare?
LE PAROLE DELLA POLITICA
n. 16 - Novembre 2012
Incipit dell'editoriale L'OMBRA DELLE PAROLE
di Giulia Santi
(in copertina: copertina del romanzo Momo di M. Ende)
Tutto ciò che ho cercato è l’ombra delle parole. E non hanno più ombra, le parole che hanno venduto la loro anima. (Ana Blandiana).
Questo numero della rivista è un insieme delle nostre parole smarrite. Non è un estrarre dal vocabolario parole ammuffite, per spolverarle e rimetterle in uso, quanto tornare a far posto ad un vivere e divenire che si è svuotato dei suoi nodi di senso. Spesso mondi interi hanno perso direzione, dimensioni, peso ed ali, facendosi evanescenti fantasmi, scheletri secchi, ciechi domini del pressappochismo, del qualunquismo dilagante. Tutto viene semplificato, ridotto, sminuzzato in formule semplici, in slogan, bolo ‘predigerito’, pronto ad adattarsi a qualsiasi bocca anche inerte ed ‘inabituata’ ormai a mordere la vita.

IL MARE E IL VIAGGIO
n. 15 - Luglio 2012
Incipit dell'editoriale ...SCALZI SULLA RIVA DEL MARE dI Giulia Santi
(in copertina: Tra le onde spumose del mare di C. Alderucci )
Camminiamo scalzi sulla riva del mare per incontrare noi stessi. Acque di limpido smeraldo ci accarezzano i piedi.
Ad ogni nostro passo flutti spumosi giocano ad inseguirci, ad accompagnarci. Le mani del mare sfiorano la battigia davanti a noi. Nelle orme si imprime meglio il nostro incedere, ora rapido e spensierato in tracce abbozzate, ora riflessivo e lento in solchi profondi. Le mani del mare sfiorano la sabbia alle nostre spalle, si divertono con le nostre impronte, le attenuano, le modificano, le cancellano. Il mare è la vita. Imprevedibile e pericoloso se in tempesta.
Le sue onde si infrangono sulle scogliere in acquosi fuochi d’artificio e le mareggiate strappano granelli su granelli alla spiaggia, ridisegnandone i confini. Voglio imparare a conoscerlo il mare, non si può non amarlo, .....
DIAMO TEMPO... AL TEMPO n. 14 - Marzo 2012
Incipit dell'editoriale L'ORA DI TUTTI di Giulia Santi
(in copertina: post-elaborazione digitale foto dell'orologio astronomico di piazza Della Loggia a Brescia )
Raccolgo fili di tempo, tessendo queste poche parole. José Saramago diceva che «se i secondi e minuti fossero tutti uguali, come li vediamo indicati sugli orologi, non sempre avremmo il tempo di spiegare quel che dentro di loro succede, il midollo che contengono». Mi ritorna nella testa questa frase di Saramago, mentre mi fermo in un nonluogo, cercando di venire a capo su cosa sia per me il fluire del tempo. Il tempo è certamente un’unità di misura, scansione ritmica dell’esistere, sequenziale e perpetuo susseguirsi di istanti nel divenire complesso di ogni realtà. Ascoltando però il rintocco del pendolo che risuona dentro di me, nel mio desiderare, nel mio ricercare, lo riscopro asincrono e sfasato rispetto al mio battito. Vi è un tempo assoluto ed omogeneo, ed un tempo personale, . . .

EDUCARE A VOLARE
n. 13 - Luglio 2012
Incipit dell'editoriale VOLERE VOLARE dI Giulia Santi (in copertina: Il velo di Martha Nieuwenhuijs)
Ho sentito di iniziare il mio editoriale con “L’Ucello” versi giovanili di Giacomo Leopardi, in quanto spunto perfetto per approfondire il filo che riunisce gli scritti di questo numero di A Levante. Con queste semplici parole il piccolo uccelletto Giacomo ci dipinge l’immagine fiabesca di un volatile che educato e cresciuto entro dipinta gabbia, senza mancanze di alcun genere, un giorno vola via dal suo mondo, scuotendo l’ali giocondo, per desiderio di libertà e non per una gabbia lasciata aperta. Giacomo in questi versi ritrae un giovane piumato, così come avrebbe potuto rappresentare ogni ‘giovin cuore’ (anche non piumato!), attraverso la comune voglia di volare per amore della libertà.
Il passaggio da ciò ai nostri scritti è breve e nello stesso tempo ambivalente. È breve innanzitutto in quanto il volare, il librarsi in nome delle proprie passioni e dei propri desideri, l’accendere il proprio ‘fuoco sacro’ . . .
SIAMO TUTTI CLANDESTINI
n. 12 - Maggio 2011
Incipit dell'editoriale SIAMO TUTTI CLANDESTINI di Giulia Santi
(in copertina: ph Carlo Elmiro Bevilacqua)
Siamo tutti clandestini, perché siamo di un’unica razza, quella umana. Siamo tutti clandestini, perché la verità troppo spesso è clandestina. Perché a volte ci sentiamo senza identità, nel nostro stesso paese. Perché siamo ‘clandestini di noi stessi’. Siamo clandestini quando giornalmente veniamo trattati da massa acefala senza senso critico o quando noi stessi annulliamo la nostra capacità di leggere in profondità la realtà. Siamo clandestini quando lottiamo per un ideale, quando per questo ci dicono sognatori. Quando ancora speriamo che la politica non sia una professione, ma ricerca del bene comune. Siamo clandestini quando scopriamo che le nostre qualità non sono spendibili sul mercato. Sono clandestina, ma sono in ottima compagnia.

per una... RIVOLUZIONE UMANISTA
n. 11 - Febbraio 2011
Incipit dell'editoriale PER UNA... RIVOLUZIONE UMANISTA dI Giulia Santi
(in copertina: dalla mostra Smile di Enza Santoro - New York)
Una via ferrata si staglia rincorrendo l’orizzonte. Solca la campagna. Una Barbie, spettinata, giace nuda in mezzo alle traversine, ma, pur disumanizzata, sorride. Non può non sorridere in una società che la obbliga a farlo. Abbiamo scelto quest’immagine come copertina, tratta dalla mostra Smile di Enza Santoro, sulla cui arte torniamo con un articolo specifico all’interno, in quanto ben rappresenta il filo conduttore di questo undicesimo numero di A Levante.
Innanzitutto è tragicamente pregnante rispetto al contemporaneo e progressivo annichilimento del ruolo e della dignità femminile che possiamo osservare nella nostra società mercificata, in nome di un’uniformità complessiva. Questa figura diviene però rappresentazione di tutta l’umanità e dello svilimento causato da stereotipi. . .
TESTIMONIANZE D'ARTE
n. 10 - Ottobre 2010
Incipit dell'editoriale I VOLTI E I LUOGHI DELL'ARTE di Giuliana Coppola
(in copertina: Restituzioni Cromatiche di Vincenzo Musardo)
E si ritorna a parlare di arte, arte concreta, come mi suggerisce Giulia Santi; già, l’arte che ha volti e nomi ben precisi; sono i volti, i nomi, le mani di coloro che conosceremo sfogliando le pagine di A Levante ma anche volti di luoghi e di angoli e di castelli; forse li conoscevamo già, ma ora li riscopriamo impressi nella scrittura e la scrittura immortala, se così di può dire… a volte, un po’ d’enfasi non guasta; così come, io penso, non guasta far tornare alla mente l’antico detto che volano le parole, gli scritti rimangono. Un’immagine o un rigo impressi su spazio bianco sarà più difficile cancellarli dalla mente e dal cuore. Scoperta o riscoperta, che importa? Da pagina a pagina, sfogliando A Levante, riprendiamo il viaggio, sulle strade dell’arte, così varie, così diverse, così piene di colore o di bianco e di nero, . . .

UNO SGUARDO SULL'ARTE n. 9 - Giugno 2010
Incipit dell'editoriale ARTE E' FRESCHEZZA DI PETALI di Giuliana Coppola
(in copertina: A Levante di Francesco Murrone)
Arte è freschezza di petali d’una rosa di gelato; arte è profumo d’un caffè e aroma d’un tè; perché se “l’arte resta il luogo del possibile”, per dirla con Peter Brook, il regista, ecco l’arte s’incontra dove meno uno se l’aspetta, ma dove è possibile che ci sia… e sono petali di rosa di gelato nella Boutique a lui dedicata; lì modellano in via Rogerio, a Piacenza, Carla e Barbara; e non si distingue, a tratti, se si gusta un gelato o una delle rose che rendono bella questa città. Arte è profumo di caffè, di tè, d’artisti… ci hanno pensato Antonio, Annamaria, Stefano, in via Matteotti, a Lecce e hanno creato ArTè… e così, mentre si sorseggia il caffè, s’ammira un quadro, una scultura, un libro, s’ascolta un brano… Dunque, se penso all'arte, ho voglia soltanto di andare, andare per artisti, muovermi lungo le strade che ad essi conducono, arrivare tra di loro, qualunque sia l'arte che li ispira.
IL QUADERNO DEI SOGNI
n. 8 - Febbraio 2010
Incipit dell'editoriale L'ACCHIAPPA SOGNI E LE CAHIER DE REVES di Giulia Santi
(in copertina: Vecchi sistemi, ph di Carlo Elmiro Bevilacqua)
Oramai le era scattato qualcosa in mente, e non poteva più farne a meno. Diveniva sempre più sistematica e regolare, i suoi ricordi sempre più lucidi. Le sue ricostruzioni sempre più accurate. Riusciva inoltre a ricavare una ricchezza di significati tale che non poteva non farla influire sulle sue giornaliere scelte di vita. Se qualcuno glielo avesse raccontato sei o sette mesi addietro lei stessa non ci avrebbe creduto, avrebbe sorriso sorniona, alzando lievemente il sopraciglio, per poi aggiungere non ho assolutamente bisogno di queste baggianate, è la ragione il mio lume. E invece. Ora si trova lì, a registrare tutto, il mattino con l’accortezza di un cronista, e, il pomeriggio, a sondare l’insondabile e rendere sempre più appuntita la sua capacità di osservazione, con il fiuto dell’archeologo.

EMERGENZA ETICA
n. 7 - Novembre 2019
Incipit dell'editoriale NOI MIGRANTI dI Giuliana Coppola
(in copertina: Frantoio Palazzo Marchesale Galatone, ph Giuseppe Resta)
Sono un clandestino, ho il calzino turchese e l’agenda rossa; non sono a disposizione di nessuno, non sono una protesi ed è per questo, per averlo dichiarato e scritto che un giorno -quanti anni sono passati?- m’hanno cacciata via; se è lecito paragonare le storie grandi alle piccole, ho preceduto cacciate ben più famose; io e Nino abbiamo preceduto cacciate ben più famose; intorno il silenzio; firme raccolte dagli amici; noi che credevamo nella forza della poesia, spedivamo e distribuivamo poesie; i “capi” in silenzio; abbiamo scelto anche noi il silenzio; a volte, è un’arma il silenzio; sono diventata migrante; siamo diventati, io e Nino, migranti; lontano da Maglie -oggi sono spenti i camini della paura-; abbiamo cercato altrove; capelli grigi e via; un piede qui, un piede lì; a cercare luoghi, fatti, persone; a cercare luce tra buio; a cercare, con il dubbio accanto; intorno a noi continuavano a sgretolarsi illusioni...
CARTINA AL TORNASOLE
n. 6 - Agosto 2009
Incipit dell'editoriale AUGURI A LEVANTE
di Giuliana Coppola
(in copertina: ph Carlo Elmiro Bevilacqua)
Auguri, A Levante; auguri per questo tuo primo anno di vita che si compie; auguri perché ci sei e perché mi dai possibilità di sentirmi libera, almeno nella scrittura; auguri per questi passi che hai già compiuto, teneri e decisi in un mondo di ciottoli e si ha sempre paura di scivolare; ma sono colorati i sassi; sassi di fiume o di mare, non importa; posa sicuro il piede di lei che forse anche in questo momento danzerà ed è giovane e bella e forte... Ricordi? È metafora di copertina d’agosto 2008, immagine colta e regalata da Carlo Bevilacqua a te, perché tu, A Levante, ti presentassi così come sei… allora iniziava il viaggio tuo e di noi che riempiamo di storie le tue pagine. Il viaggio continua; l’augurio è che tu, A Levante, non ti stanchi di noi, dei pensieri che sono nostri ma che a te affidiamo perché sia tu a trasmetterli e a comunicarli. Questo scritto che ti sto affidando sarà breve e forse un po’ strano. . .

SALENTO TRA PASSATO E PRESENTE
n. 4/5 - Maggio 2009
Incipit dell'editoriale VIVO IN TEMPI BUI dI Giuliana Coppola (in copertina: Passato e presente ph Carlo Elmiro Bevilacqua)
Davvero, vivo in tempi bui! / La parola innocente è stolta. Una fronte distesa / vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce / non l’ha saputa ancora. / Quali tempi sono questi, quando / discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio! ( B. Brecht, A coloro che verranno, 1939)
Avrei voluto scrivere, per consolarmi del presente, di un ulivo secolare, di sorrisi di uomini, di profumo di paste secche a Lucugnano… ma poi l’ho sentita una risata fuori dal tempo… il mio presente non è quella risata; ha squarciato il silenzio; è giunta inopportuna mentre riguardavo un volto. Il mio presente è un volto di donna; Esceth Ekos, il suo nome; bellissimo il suo volto; ci pensa il vento a sollevare il lembo del sacco di plastica, bianco; sudario di questo secolo che ha nove anni di età ma è già così vecchio e così stanco; Esceth guarda il cielo; lo guarda...
FUTURO IMPERFETTO
n. 3 - Febbraio 2009
Incipit dell'editoriale C'ERA UNA VOLTA ZAHER E C'E' UN AQUILONE. . . di Giuliana Coppola
(in copertina: ph Carlo Elmiro Bevilacqua)
E poi ho riacceso la lampada; oro puro di ulivi di Lucugnano, paese della poesia; ora riprendo a raccontare e a scrivere; per non dimenticare, per non dimenticare che visse… Si chiamava Zaher Rezai… chi lo ricorda ad appena un mese di distanza? Chi ricorda il suo nome e il suo volto? Oggi vola nei cieli, me lo auguro, glielo auguro, sospeso tra gli aquiloni o forse aquilone anche lui; perché gli aquiloni, per gli afgani, sono simbolo di libertà; oggi Zaher è libero, libero di volare, ma non di vivere. E’ morto Zaher, in terra italiana, schiacciato sotto un tir; era un profugo, aveva 13 anni, sognava Venezia; ad accompagnarlo, in questa sua fuga, non c’è stato un angelo; scendono a Natale, gli angeli; Zaher è volato via pochi giorni prima; ma gli angeli, quest’anno, sono venuti sulla terra?

INSIEME
n. 2 - Ottobre 2008
Incipit dell'editoriale TEMPUS ALTERUM INCIPIT...
dI Giuliana Coppola
(in copertina: Acrobazie di Nelson e Samuel Were figli di Mugabe Were, ph di Carlo Elmiro Bevilacqua)
Tempus alterum incipit… chissà perché il lieve sospiro d’una foglia che abbandona il suo ramo – ed inizia l’autunno – m’ha suggerito in latino, il pensiero; chissà perché, da quando Giulia, il mio direttore di redazione, m’ha suggerito il tema di “A Levante”, chissà perché mi ritorna, a cantilena, alter altera alterum/ alterius alterius alterius/ alteri alteri alteri… o forse, in fondo all’anima, lo so perché. Niente succede senza un perché… c’è stato il gelato (grazie, Felice!) che si scioglieva nell’attesa e c’è stata la riflessione sul senso altro, alto, di un sintagma. A scuola, la cantilena… perché si imparassero bene il genitivo e il dativo di alter; guai a sbagliare il genitivo e il dativo strani come strana è ogni eccezione che si rispetti, che si discosta dalle regole, che vive di vita propria. . .
VIVERE I LUOGHI
n. 1 - Agosto 2008
Incipit dell'editoriale L'ALOISA E LE LUCCIOLE
di Giuliana Coppola
(in copertina: Passeggiata ph Carlo Elmiro Bevilacqua)
Cosa posso portare in dono, portare in dono ai miei compagni di strada che non vedo da un pezzo e così mi ha preso improvvisa, acuta nostalgia? Cosa posso portare da mille chilometri di distanza, da un luogo così diverso e pur così vicino chè sempre luogo di mia patria è e la patria, a volerlo, si stringe in un pugno? Ecco, mi sono guardata intorno e lei m’ha sorriso, del suo sorriso enigmatico e ironico, ma non è la Gioconda… è l’ Aloisa che mi sorride.
E allora decido; porterò giù questa immagine, porterò giù Aloisa per dirle grazie d’un desiderio realizzato, per dirle grazie a modo mio… ho voglia che lei conosca il luogo da dove son partite le lucciole, quelle che ho ritrovato, tantissime, a Rivergaro ed è stato come un ritrovare l’infanzia. Aloisa in questo momento, da questa pagina, sorride a voi e vi porterà bene se voi le credete, credete nella sua storia di fantasma grassottello che protegge il castello...
FARE PAESE
n. 0 - Giugno 2008
Incipit dell'editoriale PENSIERI PER UN INIZIO dI Giuliana Coppola
(in copertina: Guardare con il cuore, ph Fernando Bevilacqua)
Ci siamo… e oggi sono andata a salutarlo, ancora. Ombra silenziosa, la sua; vaga nella quiete della chiesa della Vergine del Rosario, ad un passo da Porta Rudiae, a Lecce. Ho sempre pensato che sia libera la sua ombra, l’ombra di Antonio De Ferrariis, il Galateo; che spazi al di là del sepolcro, al di là di una scala che gli toglie, l’ho sempre pensato, la luce; che gli impedisce, se pur ne avesse voglia, il dialogo con la terra che gli è appartenuta, con la storia presente che gli scorre accanto e che, invece, egli, ne sono sicura, ha desiderio di conoscere.
Oggi sono andata per scaramanzia, per leggergli dei pensieri che mi sono entrati nell’anima e vorrei diventassero un po’ suoi un po’ di tutti, per riferirgli della buona nuova che succede a Galatone. Così, al di là della scala che gli toglie il respiro, gli ho raccontato d’un grido che rompe silenzi. Perché “il silenzio è il vero crimine di lesa umanità”; l’ha scritto Mauricio Rosencof che il silenzio lo conosceva bene e ha scritto che c’è bisogno d’un grido che lo rompa il silenzio e noi tutti insieme dobbiamo elevarlo e se ce la facciamo “dobbiamo dire goal” con tutta la nostra forza; è sempre una vittoria, un goal, vincere il silenzio e le grida non debbono perdersi. “Non possono, non devono perdersi. Non è possibile che si perdano, non possono svanire nel nulla, non possono morire nel nulla, morire per nulla, per qualcosa sono state create, per qualcosa si è gridato… voglia Dio che le nostre grida si nascondano sotto il cuscino di coloro che non sanno, di coloro che sanno e non parlano, di coloro che non vogliono sapere”: lo ha scritto Mauricio Rosencof.
E poi gli ho raccontato della buona nuova che inizia a Galatone, sua patria, e mi sembrava giusto farlo io, Galatone, prima di ogni altro, ho imparato a conoscerla dalle pagine sue; gli ho raccontato di pensieri che richiamano pensieri… e poi, poi sono venuta qui a Galatone, nel verde profumato dei campi alle periferie della città.












