editoriale

rivista n.:
data:
09
1 giugno 2010
titolo:
ARTE È FRESCHEZZA DI PETALI
di:
Giuliana Coppola

Arte è freschezza di petali d’una rosa di gelato; arte è profumo d’un caffè e aroma d’un tè; perché se “l’arte resta il luogo del possibile”, per dirla con Peter Brook, il regista, ecco l’arte s’incontra dove meno uno se l’aspetta, ma dove è possibile che ci sia… e sono petali di rosa di gelato nella Boutique a lui dedicata; li modellano in via Rogerio, a Piacenza, Carla e Barbara; e non si distingue, a tratti, se si gusta un gelato o una delle rose che rendono bella questa città.
Arte è profumo di caffè, di tè, d’artisti… ci hanno pensato Antonio, Annamaria, Stefano, in via Matteotti, a Lecce e hanno creato ArTè… e così, mentre si sorseggia il caffè, s’ammira un quadro, una scultura, un libro, s’ascolta un brano…
Dunque, se penso all’arte, ho voglia soltanto di andare, andare per artisti, muovermi lungo le strade che ad essi conducono, ar-rivare tra di loro, qualunque sia l’arte che li ispira.
Così, se penso all’arte, l’enorme luogo del possibile, non posso fare a meno di pensare a quella radice AR, ariana, da cui tutto scaturisce, ché ha generato ARS, ma anche Ares, dio della contesa, ma anche Aristocrazia e Armonia e Aretè, la virtù per eccellenza.
Ecco, arte è l’andare, il mettersi in moto, è il muoversi, è l’aderire e l’adattarsi, è composizione e scomposizione, è virtù e lotta insieme, è pace ed è guerra, è follia ed è estasi, è operare secondo regole ed è sovvertire i canoni, è piangere e ridere, pensare e de-pensare; depensamento, appunto e obnubilamento, un urlo, a volte o il silenzio, a volte.
E le mani, queste mani che si distruggono a scrivere, suonare, modellare, dipingere, scolpire, ricamare, disegnare, fotografare, affrescare, riprendere, costruire, allestire, montare, smontare, nella spasmodica fatica di tener dietro ai sensi, al cuore, all’anima, a questo qualcosa che urge dentro e non si sa più cos’è, chi è, perché perseguita, affanna, insegue, opprime, ma anche appaga e a volte consola, afferra e abbandona…
Si va sul foglio, nella pietra, sulla tela, nel ferro, nella creta, nel colore, nel legno, nel canto, nel ritmo e, perché no?, in un arcobaleno che appare quasi miracolo, in un volo radente di rondine, nello scrosciare della pioggia… non si riuscirà mai a trovare il mezzo giusto per raccontare il giallo delle ginestre in fiore.
L’arte è un lungo infinito indescrivibile inenarrabile bisogno di raccontare e di raccontarsi, qualunque sia il mezzo che si è avuto in dono; se si chiede a maestro Francesco Delle Side, maestro Ciccio per tutti, il puparo per eccellenza, se gli si chiede “maestro, ma da dove li prendi i colori per le creature tue di terracotta?” lui risponde “è Dio che mi guida la mano, è lui che me la conduce ed io non so perché”.
Non resta che riprendere il viaggio per scoprire i perché, e forse è proprio inutile, oltre che superfluo; si riprende il viaggio per scoprire dove l’arte ha casa e per accorgersi che lei è dovunque, è viva come l’alba a levante e il tramonto a ponente; viva, pur se così pudica e mai urlata; viva come una preghiera a più voci, laica, quotidiana preghiera e, come ogni preghiera, dettata, forse, a volte dal bisogno, dalla paura , dalla solitudine, dalla noia, chissà, o forse dal prodigio dei luoghi che ci sono toccati in sorte… perché in fondo la natura è artista vero.
Arte di ieri, di oggi, di sempre. E non importa se maggiore o minore, se liberale o meccanica, se carezzata da luci d’aurora, meridiane, crepuscolari, notturne ma ,arte che continua ad esistere e resistere…
Esistere e resistere anche noi con lei perché si possa continuare ad andare, a ricercare, a raccontare di lei, a darle voce e volto; il volto e la voce dei tanti compagni di strada che ieri, oggi, domani ci doneranno la gioia di una scoperta, ad iniziare da un caffè tutto salentino e da petali di gelato che mani di donne modellano in un angolo di terra piacentina.


