editoriale

rivista n.:
data:
00
20 maggio 2008
titolo:
Fare Paese
di:
Giuliana Coppola

Ci siamo… e oggi sono andata a salutarlo, ancora. Ombra silenziosa, la sua; vaga nella quiete della chiesa della Vergine del Rosario, ad un passo da Porta Rudiae, a Lecce. Ho sempre pensato che sia libera la sua ombra, l’ombra di Antonio De Ferrariis, il Galateo; che spazi al di là del sepolcro, al di là di una scala che gli toglie, l’ho sempre pensato, la luce; che gli impedisce, se pur ne avesse voglia, il dialogo con la terra che gli è appartenuta, con la storia presente che gli scorre accanto e che, invece, egli, ne sono sicura, ha desiderio di conoscere.
Oggi sono andata per scaramanzia, per leggergli dei pensieri che mi sono entrati nell’anima e vorrei diventassero un po’ suoi un po’ di tutti, per riferirgli della buona nuova che succede a Galatone. Così, al di là della scala che gli toglie il respiro, gli ho raccontato d’un grido che rompe silenzi. Perché “il silenzio è il vero crimine di lesa umanità”; l’ha scritto Mauricio Rosencof che il silenzio lo conosceva bene e ha scritto che c’è bisogno d’un grido che lo rompa il silenzio e noi tutti insieme dobbiamo elevarlo e se ce la facciamo “dobbiamo dire goal” con tutta la nostra forza; è sempre una vittoria, un goal, vincere il silenzio e le grida non debbono perdersi. “Non possono, non devono perdersi. Non è possibile che si perdano, non possono svanire nel nulla, non possono morire nel nulla, morire per nulla, per qualcosa sono state create, per qualcosa si è gridato… voglia Dio che le nostre grida si nascondano sotto il cuscino di coloro che non sanno, di coloro che sanno e non parlano, di coloro che non vogliono sapere” :lo ha scritto Mauricio Rosencof.
E poi gli ho raccontato della buona nuova che inizia a Galatone, sua patria, e mi sembrava giusto farlo io, Galatone, prima di ogni altro, ho imparato a conoscerla dalle pagine sue; gli ho raccontato di pensieri che richiamano pensieri… e poi, poi sono venuta qui a Galatone, nel verde profumato dei campi alle periferie della città.
Ed era già tramonto e scendevano le ombre e m’è sembrato, per quel prodigio della fantasia che viene quando meno te l’aspetti, che ombra si aggiungesse ad ombra e diventasse forte, si ampliasse e ingigantisse, per vincere silenzi, il brusio, il cinguettio, il pigolio dei nidi nel campi di Galatone, nei campi profumati dove silenzio non c’è perché di continuo, di continuo lo rompe il vento e lo rompe il fruscio delle foglie e il volo d’ala d’una rondine e d’una farfalla e la danza lieve di petali di melograno e la voce di fogli, di pagine che raccolgono voci, le voci tante degli amici che danno vita a quest’altra storia che abbiamo sotto gli occhi e tra le mani, storia giovane e antica, di scoperte e di speranze, di ricerca e di sogno, di meditazione e rimpianto, di tradizioni e di futuro; un viaggio tra strade e sentieri, da corte a corte, da racconto a racconto, da realtà a realtà… e le voci diventano scrittura e la scrittura diventa lettura e -che bello sarebbe- se succedesse come un tempo; si leggeva, si ascoltava e si dialogava e si comunicava e si discuteva e poi si progettava e la storia mia diventava storia di tutti e si sorrideva e si piangeva insieme e insieme si pregava perché venisse pioggia e diventassero bionde le spighe e argentei gli ulivi e poi si conservava religiosamente il giornale, per non disperdere notizie ed affidarle agli altri.
Ecco perché, da pensiero a pensiero, oggi, tutti insieme abbiamo fatto goal, oggi che questa creatura nuova dal nome ben augurale, giunge nelle nostre e vostre mani; appartiene anche a voi, appartiene soprattutto a voi che leggerete il perché di una nuova voglia di parlare e di scrivere con forza ed allegria…
Profuma l’aria, nei campi verdi di Galatone; profumo giovane e antico; si sente nella chiesa della Vergine del Rosario a Lecce, ad un passo da porta Rudiae; chissà se non riusciremo insieme a liberarlo dall’incubo d’una scala che gli toglie il respiro, Antonio De Ferrariis, il Galateo…


