editoriale

rivista n.:
data:
21
1 ottobre 2018
titolo:
SIAMO SALENTO
di:
Enzo Ligori

Fate presto, voi, a dire Salento, oggi. Lo cantano i Sud Sound System. Lo cantano gli Après la Classe, lo cantano pure i baresi e i foggiani, lo declinano tutti rapper, non c’è intrattenitore radiofonico che non dica quant’è bello lu Salentu, che fa pure tendenza parlare con la nostra U, perfino il colonnello delle previsioni del tempo, su tutti i canali, dice se pioverà o farà bello nel Salento.
Quelli più informati sanno dirti lu sole lu mare lu vientu, quelli più acculturati sono stati alla Notte della Taranta, magari solo per saltare bere e farsi uno spino, alla faccia della trance delle povere tarantate vere di una volta.
Quelli più ricchi hanno comprato casa. E non a Leuca, Otranto o Gallipoli, no, a Supersano, a Sternatia, a Sogliano. Nelle campagne di Cutrofiano è pieno di inglesi un po’ avanti con gli anni che hanno pensato bene di venire a tirare le cuoia qui da noi, che da loro piove e fa freddo.
Internet, infine, se digitate la parolina magica Salento, sapete quante pagine vi può aprire? Mille? Di più. Un milione? Di più: circa 17 milioni e 300.000 pagine! Ne avevate la più pallida idea?
Noi, no: noi nati mezzo secolo e più fa, eravamo di Lecce, e ci chiedevano dov’era, e rispondevamo in Puglia, e ci dicevano: Ah, se a Parigi ci fosse lu mere sarebbe ‘na piccola Bere, e ci offendevano due duemila due milioni di volte, inutile spiegare perché.
Sui nostri libri di storia fin dalle elementari leggevamo della civiltà dei Camuni, studiavamo gli Etruschi, al massimo, guardando le antiche carte dell’Italia, ci veniva il sospetto di essere stati Magna Grecia. Poi, riflettendo bene, neanche questa soddisfazione ci restava, quando scoprivamo che l’unica colonia magnogreca fu Taranto.
I Messapi? E chi li conosceva?
Naturalmente c’era chi sapeva, nelle Università si studiava… ma noi fino agli anni Cinquanta non avevamo nemmeno l’Università, e soprattutto non c’era nessuno che fosse colto dal sacro orgoglio della sua terra messapica e bizantina sulla quale ricercare-riscoprire un’identità.
Finché…
Rina Durante era una persona spigolosa. Chiunque l’abbia conosciuta ci ha litigato, prima di stimarla e perfino amarla.
Rina amava la sua terra, sapeva che era il Salento e cercava di trasmettere quella coscienza agli altri. Non era l’unica, non era sola, ma mosse anche la politica che le era più vicina, Antonio Ventura, per dire, che era Consigliere regionale comunista. Ma anche Quarta e Fitto (padre), presidenti democristiani della Regione.
Nel Canzoniere Grecanico Salentino, intanto (siamo ai primi anni ’70) si formavano i futuri menestrelli e pizzicati che ancora tamburellano per le nostre piazze. Uccio Aloisi se ne stava a cantare tra taraletti e firze di tabacco in quel di Cutrofiano, fu pescato anche lui dai ricercatori che ormai raccoglievano infinite versioni della Pizzica di Santu Paulu meu de Galatina e cominciavano a scoprire anche tutti gli altri canti di lavoro e di lotta dei contadini e delle tabacchine, così come i canti alla stisa, le matinate, le serenate.
Lorenzo Ria era stato Sindaco di Taviano e divenne Presidente della Provincia. Le Province nemmeno si sapeva che c’erano. Le chiamavamo Amministrazioni Provinciali, contavano poco, soprattutto erano nascoste. Ria fece della Provincia di Lecce una istituzione dinamica, la legò al marchio Salento, in Puglia e in Italia ci si cominciava a chiedere cos’era il Salento.
Intorno a Giancarlo Vallone, figlio di Aldo, si riunivano giovani studiosi e ricercatori di storia e di antropologia culturale, che non poterono non imbattersi in De Martino e nei suoi soggiorni galatinesi degli anni Cinquanta. Nel Bollettino Storico di Terra d’Otranto trovarono ospitalità studi di ricercatori salentini e non solo, accademici e non solo.
La televisione, ormai divenuta la più grossa azienda culturale italiana, viene a riprendere e documentare le pizzicate che si recano nella Cappella di S. Paolo colte da ri-morso. Sono i filmati di Diego Carpitella per Sud e Magia.
A metà degli anni ’80 un piccolo centro culturale della Regione, diretto all’epoca da Enzo Ligori, riunisce nella Casa della Cultura Galatinese (allora semplicemente ex Liceo “Colonna”) documentaristi e scrittori, fotografi, musicisti dei gruppi ormai divenuti una decina, tutti con il denominatore comune di essersi occupati e di occuparsi di tarantismo. La notte di S. Paolo, poi, un gruppo teatrale tenta di ricostruire la visita delle tarantate alla storica Cappella con lo storico pozzo.
Sergio Blasi era stato bibliotecario, di più: responsabile culturale del Comune di Melpignano che con Sindaco Antonio Avantaggiato cominciava a proporsi all’attenzione più ampia per le sue iniziative. La morte giovanile di Avantaggiato proietta Blasi sulla scena del suo Comune di cui diviene Sindaco. Appassionato, vero cultore di musica, ruba a tutti i sonnecchiosi pretendenti La notte della Taranta, della quale trovo quasi inutile parlare, se non fosse che ancora meraviglia il richiamo di centocinquantamila persone nella piazza di un paese che ne conta appena più di duemila.
Edoardo Winspeare viene pizzicato dalla coscienza di salentinità nel suo nobile castello di Depressa, ne esce e si dà a girare films nella terra che diverrà poi (è divenuta) la location più frequentata, negli ultimi decenni, da registi e cineasti e dal loro seguito di attori e tecnici che spessissimo si sono fermati ad accasarsi, almeno per le vacanze, da noi. Con loro si sono accasati molti musicisti e cantanti ospitati dalla Notte della Taranta.
Infine, a costruire questa identità salentina, ci siamo noi. Noi siamo fatti così: in qualsiasi parte del mondo andiamo ci sentiamo ospiti e ci puliamo i piedi prima di entrare e usiamo il tovagliolo se ci sediamo a tavola. Noi siamo quelli che chiunque ci venga a trovare sappiamo che non è di passaggio, perché dopo di noi c’è finibus terrae, e se è venuto apposta per noi va trattato bene, prenderà la nostra camera e il nostro letto, mangerà tutto il meglio che abbiamo e non fa niente che noi da lunedì mangiamo legumi.
Noi siamo un po’ messapi e forse anche un po’ illirici, e un po’ bizantini senza disdegnare di mischiarci con normanno-svevi, angioini e aragonesi.
Noi siamo una piattaforma distesa sul mare per partire e per giungere. Siamo i più orientali e i primi occidentali. Siamo Salento.


