editoriale

rivista n.:
data:
22-23
1 marzo 2016
titolo:
Le pietre e l’arco
di:
Giulia Santi, direttore di redazione

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?
- chiede Kublai Kan.
- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra
- risponde Marco, -
ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo.
Poi soggiunge: - Perché mi parli delle pietre?
È solo dell’arco che mi importa.
- Senza pietre non c’è arco.
Italo Calvino, Le città invisibili
Le pietre possono vivere una vita solitaria, abbandonate in un campo, con i loro spigoli irregolari, imprevedibili, imperfetti. Possono vivere nella costante attesa di essere squadrate, di vedersi imprimere a forza una forma, per tirarne fuori conci perfetti. Tutti uguali e facili da accatastare.
E poi ci sono pietre che hanno la fortuna di entrare a far parte di un progetto collettivo.
Sono guardate, ammirate, comprese e ‘tra mille ostacoli’ riescono a trovare il loro posto, incastrandosi le une alle altre.
Interagendo positivamente tra loro, creano e permettono all’arco di continuare ad esistere. Ognuna ha la propria responsabilità individuale, il proprio senso, ma nessuna ne detiene l’esclusività in termini assoluti.
Rendono vano ogni pensiero di divisione e frammentazione, senza con questo annullare le specificità.
Sono belle e perfette nel loro tutto complessivo, ma uniche nella loro singolarità.
Questo numero della rivista A Levante affonda le sue radici nel tema della Diversità, cui ho dedicato queste pietre di Calvino.
Mentre le sezioni si animano e plasticamente assumono i profili dei pensieri di ogni autore, la diversità è tratteggiata dai contorni di mondi lontani, divenendo, nello stesso tempo, barriera, frattura, ed anche contaminazione feconda, ponte, slancio verso l’altro e l’altrove.
Credere nell’incontro tra diversità è lanciarsi nel mondo, per trovare nel dialogo con l’altro una via per costruire e capire se stesso.
Passare dall’io al tu per raggiungere il noi, per uscire dalla propria presunzione di autosufficienza.
Ogni redattore e collaboratore è entrato con piedi di piuma in un tema così delicato e attuale, con lo sguardo curioso e attento. Ognuno ha declinato la diversità a partire dalla propria esperienza e con sensibilità ‘diverse’, ognuna realmente autentica.
Il pensiero levantino, interrogante, riflessivo o ironico, è stato posto in bottiglia, affidato alle onde morbide della nostra rivista, per farlo arrivare lieve al lettore, così da vivere di nuovi incontri.


