editoriale

rivista n.:
data:
01
1 agosto 2008
titolo:
L’ALOISA E LE LUCCIOLE
di:
Giuliana Coppola

Cosa posso portare in dono, portare in dono ai miei compagni di strada che non vedo da un pezzo e così mi ha preso improvvisa, acuta nostalgia? Cosa posso portare da mille chilometri di distanza, da un luogo così diverso e pur così vicino chè sempre luogo di mia patria è e la patria, a volerlo, si stringe in un pugno? Ecco, mi sono guardata intorno e lei m’ha sorriso, del suo sorriso enigmatico e ironico, ma non è la Gioconda… è l’ Aloisa che mi sorride.
E allora decido; porterò giù questa immagine, porterò giù Aloisa per dirle grazie d’un desiderio realizzato, per dirle grazie a modo mio… ho voglia che lei conosca il luogo da dove son partite le lucciole, quelle che ho ritrovato, tantissime, a Rivergaro ed è stato come un ritrovare l’infanzia.
Aloisa in questo momento, da questa pagina, sorride a voi e vi porterà bene se voi le credete, credete nella sua storia di fantasma grassottello che protegge il castello dei Visconti e che un giorno o una notte, chissà, ha guidato la mano di un pittore, così si racconta, e si è fatta ritrarre piccola e tonda e braccia al sen conserte, una pura comare salentina se ben la si osserva, con cappellino in testa da folletto; Aloisa propizia gli amori ed esaudisce desideri. E tutti la coccolano e le portano fiori. A me ha esaudito desiderio di ritrovare le lucciole e io la porto da voi, la porto a levante, in terra salentina, perché senta profumo di mare e forse lucciola s’accenderà.
Già, le lucciole…
D’un tratto, nel buio d’una stradina silenziosa, sospesa su ruscello, ho visto un lumicino; a intermittenza s’accendeva e spegneva, solo che volava; e Nino ha detto – una lucciola - ; a me è venuto magone; ho pregato “lucciola lucciola/ vien da me/ ti darò pan da re/ pan da re e da regina/ lucciola lucciola stammi vicina”. E lei, la lucciola, s’è posata e io l’ho sollevata piano, sulla sua foglia; ora è nella mia mano; si lascia carezzare a lungo; carezzo, con lei, la mia infanzia, a Lucugnano… sul comodino, una lucciola a tenermi compagnia.
Lo sapeva Aloisa, l’Aloisa che legge nei pensieri; m’ha fatto ritrovare una lucciola perché ritrovassi profumo d’infanzia e di terra mia, da dove però son scomparse, da tempo, le lucciole.
E poi si è alzato vento; è forte la voce del vento a Rivergaro posato sul Trebbia; e il buio è diventato più buio; ma si sono centuplicate le luci e il sentiero – il sentiero del fontanino alle spalle del Santuario – ha iniziato a danzare con loro; danzano le lucciole, tante quante non ne avrei mai immaginate, danzano la loro infinita storia d’amore ed è sussurro d’acqua di ruscello ed è sussurro di stelle; come se le stelle decidessero d’un tratto di trasferirsi dal cielo azzurro al di là delle nuvole al cielo verde dei prati sulla terra; lo riempiono di luce perché scompaia paura; paura del buio, dell’ignoto, della nostalgia; già, la nostalgia… e allora m’è venuto di pensare che se lucciole sono scomparse, sono scomparse da terra salentina, una ragione c’è; ognuna di loro, anno dopo anno, giorno dopo giorno, mentre si spegneva nei campi nostri il giallo del grano e il profumo delle spighe e diminuiva speranza di realtà concrete, ognuna di loro, anno dopo anno, giorno dopo giorno, ha deciso; s’è posata in un angolino nascosto di valigia e ha seguito partenze e addii; poi si è riaccesa lì dove i figli di terra salentina si son fermati, lì dove hanno trovato patria nuova e lavoro; la lucciola ha portato con sé chicchi di grano e semi di papaveri e melograno; a giugno fiorisce tutto e lei si riaccende; illumina stradine e sentieri e giallo delle spighe; inizia la danza, dolce e straziante come nostalgia… passano la paura e il magone… peccato che manchi profumo di mare.
Per risentirlo, il profumo del mare, si ritorna; oggi ritorno; porto l’Aloisa per me e per tutti ed eccolo il profumo del mare ed ecco, allegro, lo scroscio di campane… hanno ripreso a suonare, dopo anni di restauro sulla chiesa di Sant’Irene a Lecce, sul tramonto d’oro che l’invade… si ritorna anche per un tramonto d’oro.


