editoriale

rivista n.:
data:
26
1 agosto 2017
titolo:
Confortably Numb
di:
Giulia Santi

Questo numero della nostra rivista a Levante è un tessuto di riflessioni che si concentrano attorno a due polarità oggi molto utilizzate, in svariati campi, come categorie concettuali, liquido e gassoso.
Innanzitutto nel partorire la tematica, le riflessioni condivise all’interno del gruppo di redazione, ci hanno condotti a mettere fuori dal campo di indagine il ‘terzo incomodo’ del gruppo, ovvero il solido, e di concentrarci sui due stati della nostra materia contemporanea che più stuzzicavano e dilatavano i nostri orizzonti d’osservazione.
Nel processo di scelta, come sempre, ognuno ha osservato come queste due categorie potessero permettere una lettura della propria specifica realtà, così che, dalla propria angolatura, si sentissero risuonare i due rintocchi, del liquido e del gassoso, nel proprio universo di vita.
Questo mio editoriale vuole essere un filo che si dipana tra le numerose e multiformi riflessioni di questo numero, impastato della mia quotidianità, la filosofia.
Certamente nell’applicare la liquidità alla nostra esistenza contemporanea, le riflessioni del grande sociologo e filosofo Zygmunt Bauman sono ormai divenute ossa e sangue del nostro concepire il presente. Il solido non è entrato nella nostra disamina perché non avvertito più come applicabile al nostro mondo presente. Non possiamo sentirci e dirci più solidi, sia se per solidità ne intendiamo l’accezione positiva di stabilità, affidabilità e riconoscibilità, sia se ne intendiamo un rigido e quasi incontrovertibile sistema di verità.
Ogni tassello della nostra realtà possedeva o aspirava a possedere uno stato di materia compatto, eravamo in grado di rappresentarcelo tramite categorie e statuti mentali architettonicamente costruiti. Oggi tutto pare essersi liquefatto scavato ed eroso dai tanti interrogativi dell’attuale società.
Le società, le relazioni, le idee cardine come crescita, progresso, sviluppo vivevano uno stato solido in cui tutte le molecole che le componevano erano strettamente e stabilmente legate fra loro. Oggi le nostre ‘grandi narrazioni’ sono crollate, sgretolandosi come quinte in disuso di un vecchio teatro e ci hanno rivelato una materia-mondo impastata di molecole che sono debolmente legate fra loro, e per di più in maniera fluida, hanno permesso di assumere la forma del contenitore che le accoglie.
Saremmo portati quindi a formulare ‘giudizi di valore assoluti’ sprezzantemente negativi nei confronti di questo passaggio di stato della nostra società che ne ha coinvolto ogni sfera, da quella legata alla propria realizzazione, oggi sempre più precarizzata, a quella affettiva, da quella intellettuale, storica, sociologica… a quella personale e concreta, legata alla propria capacità di immaginare e costruire futuro. Nel fluidificarsi del mondo certamente abbiamo perso certezze e abbiamo guadagnato paure, ma abbiamo anche scombussolato i nostri dogmatismi aprendoci al possibile. Le ‘molecole’ della nostra società sono divenute più individualiste e meno coese, ma da questo potremmo trarne un nuovo concetto di umanità, non più nazionalista, rigida, ferma nelle proprie convinzioni di hortus conclusus. Ma siamo ancora così lontani dal conquistare questa fluidità del pensiero, che non solo perse le certezze, può farsi ‘debole’, ma può anche farsi ‘forte’ di essersi sgretolato forse scrollato di dosso delle vetuste rigidità.
In tutto ciò non ha ancora fatto comparsa il secondo elemento che caratterizza questo nostro numero della rivista, e cioè il gassoso.
Negli ultimi decenni il passaggio di stato sembra essere variato e l’aggregazione molecolare essersi ancor più drammaticamente allentata. Oggi infatti sembra intravedersi una nuova fase della cultura ancora più rarefatta, astratta, evanescente, virtualizzata.
Gran fette della nostra cultura stanno fuoriuscendo dalla materialità solida e liquida: immagini, filmati, musica, libri, parole divengono gassose realtà nel byte, nella rete, nel cloud, una nuvola che diviene impalpabile lascito culturale di questi nostri decenni. Il cloud nasconde la sua essenza effimera, lasciando trasparire una realtà che comfortably, raccoglie preserva i lasciti della nostra esistenza personale e della nostra cultura sociale. Gli archeologi del futuro che fonti avranno per costruirsi i tratti della nostra società?
Possiamo dire che un terzo stato della cultura inizia a prendere forma, e dal vuoto lasciato dalla perdita della materia solida e dalla rarefazione delle certezze liquefatte inizia a prender forma ‘confortevole’ ma parimenti minacciosa delle nuvole fitte di dati e informazioni immateriali.
In questo susseguirsi di mutazioni, socio-culturali il nostro compito oggi potrebbe divenire quello, rimanendo all’interno delle nostre metafore, di riuscire ad aggregare questa fluidità e gassosità in contenitori in grado di aiutarci a recuperare e costruire un nuovo senso della comunità, della comune appartenenza, della relazione, del costituire insieme i significati simbolici delle culture che rappresentiamo.


