editoriale

rivista n.:
data:
03
1 febbraio 2009
titolo:
C’ERA UNA VOLTA ZAHER E C’È UN AQUILONE…
di:
Giuliana Coppola

E poi ho riacceso la lampada; oro puro di ulivi di Lucugnano, paese della poesia; ora riprendo a raccontare e a scrivere; per non dimenticare, per non dimenticare che visse…
Si chiamava Zaher Rezai… chi lo ricorda ad appena un mese di distanza? Chi ricorda il suo nome e il suo volto? Oggi vola nei cieli, me lo auguro, glielo auguro, sospeso tra gli aquiloni o forse aquilone anche lui; perché gli aquiloni, per gli afgani, sono simbolo di libertà; oggi Zaher è libero, libero di volare, ma non di vivere.
E’ morto Zaher, in terra italiana, schiacciato sotto un tir; era un profugo, aveva 13 anni, sognava Venezia; ad accompagnarlo, in questa sua fuga, non c’è stato un angelo; scendono a Natale, gli angeli; Zaher è volato via pochi giorni prima; ma gli angeli, quest’anno, sono venuti sulla terra?
Più volte ho pensato in questi giorni che abbiano deciso di abbandonarla al suo destino; ho pensato e penso che, sgomenti e atterriti, abbiano volto altrove lo sguardo; del resto il piccolo Gesù non ha più bisogno di loro che lo hanno salvato, un giorno, da Erode; così è scritto nei vangeli…Giuseppe fu avvertito in sogno da un angelo del Signore che gli disse:- Prendi Maria e il bambino e per la via del deserto recati in Egitto-. E Giuseppe, seguendo il consiglio dell’angelo, si mise in cammino...
E così si crede da 2009 anni sino ai nostri giorni. Un angelo avverte e salva.
Oggi non avvertono più… eppure così si prega, anche, per i bambini, a Gaza e in Palestina e in Israele …Allah, che noi chiamiamo Elohim, manda a quei bambini i tuoi angeli. Risparmiali.
O forse, hanno avuto troppo da fare gli angeli, lassù nel cielo; hanno continuato ad accogliere, continuano ad accogliere bimbi e madri che uomini di questa terra dovrebbero risparmiare; gli angeli hanno continuato, continuano a preparare gli aquiloni e forse Zaher starà dando loro una mano; e così ha sorriso Gerardo, piccolo rom bruciato nel rogo della sua roulotte… non uccide solo la guerra, non uccide solo nella striscia di Gaza; uccide il freddo a Foggia; arrivando sulle nuvole, tra gli aquiloni, si sono abbracciati ancora con più forza Christinel e Dorina che il fuoco ha carbonizzato nella loro baracca, a Roma; si son fatte coraggio tra le vie del cielo Jahaver 4 anni, Dina 8, Samar 12, Ikram 14, Tahrir 17, portate via, nel sonno, dal lampo di un missile a Gaza ed erano sorelline tutte e si tengono ancora per mano… volano aquiloni ma non li vedono gli uomini sulla terra; loro sono accecati dal fumo dell’indifferenza e dell’odio.
Oggi, oggi chi ne ricorda più i volti ed i nomi? Chi li ricorderà, sperduti come sono tra le pagine dei quotidiani, nelle immagini veloci?
Ecco perché, pur nel disagio che provo nel metter mano alla scrittura – stanche e vuote e inutili e disperate io sento le parole in tempi che vogliono silenzio di preghiera – io sono tornata a riacciuffarle, le parole, ed è stata tremenda la fatica di metterle una accanto all’altra, per ripetere, come una litania, i pochi nomi che conosco, che ho letto, che ho sentito, che ripeto a voi miei compagni di viaggio… Zaher, Gerardo, Christinel, Dorina, Jahaver, Dina, Samar, Ikram,Tahir… e vorrei conoscerne tanti altri di nomi ma sono ormai voce di vento e di tempesta e non c’è spazio per cento, duecento,trecento, un migliaio, chissà, di nomi e di volti che non avranno più futuro, che non hanno avuto neppure una carezza…
Così, ho chiesto a Giulia di mettere accanto a questo insieme di parole riacciuffate con fatica disperata, di mettere accanto le parole di Zaher, rintracciate tra le pagine d’un quotidiano.
Anche questo, io penso, è compito e dovere di un giornale, è compito e dovere dei mass-media; custodire e salvare memoria, comunicarla agli altri ed affidarla anche agli altri… è più facile, insieme, sostenerne il carico; è più facile insieme credere alla speranza che non succeda più…
…Questo corpo così assetato e stanco
forse non arriverà sino all’acqua del mare.
Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino,
ma promettimi Dio,
che non lascerai finisca la primavera.
Oh mio caro, che dolore riserva l’attimo dell’attesa
ma promettimi,Dio,
che non lascerai finisca la primavera.
Tanto ho navigato, notte e giorno,
sulla barca del tuo amore
che o riuscirò infine ad amarti o morirò annegato.
Giardiniere, apri la porta del giardino;
io non sono un ladro di fiori,
io stesso mi son fatto rosa,
non vado in cerca di un fiore qualsiasi.
Sia il vento a restituire alla patria di Zaher il profumo di lui diventato rosa.
Si ringraziano Francesca Grisot, Hamed Mohamad Karim, Domenico Ingenito de il Manifesto per averci fatto conoscere i versi di Zaher.”


