editoriale

rivista n.:
data:
18-19
1 ottobre 2013
titolo:
Riprendiamoci tempo
di:
Enzo Ligori

Ai miei tempi erano bei tempi: erano i tempi che la berta filava. Allora, tutti davamo tempo al tempo, e chi aveva tempo non ne aspettava altro. Quando ero piccolo prendevamo il tempo e lo mischiavamo con la paglia per far maturare le meddrhe (le sorbe, e pure le nespole), e in tempo di poponi non prestavamo mai il coltello, nemmeno agli amici.
Oggi che ci siamo fatti grandi, oggi che il tempo è denaro, guardiamo il mondo con occhio da anziani e,lamentando la nostra poca comprensione del presente, ce la prendiamo con le tempora e imores, dimenticando che omnia tempushabent, che tutte le cose hanno il loro tempo, e anche noi, con i nostri "erga kai emera", le nostre opere e inostri giorni che vorremmo perenni e che invece passano, come il tempo che scorre come l’acqua.
Il tempo: provate a pensare che non esista la convenzione che chiamiamo tempo, la scansione, giorno dopo giorno della nostra vita. Non esisterebbero nemmeno tutte le massime e i proverbi (di cui ho usato una limitata selezione), che invece testimoniano il nostro attaccamento quasi morboso allo scorrere, al ripetersi, alla ciclicità del tempo. E abbiamo inventato le stagioni (anche se ci siamo fatti rubare le mezze) e abbiamo memorizzato ogni cosa: il passaggio degli astri e il fiorire delle piante, il caldo sul corpo e la necessità di coprirlo. E ad ogni tempo, ad ogni stagione, ad ogni giorno che passa abbiamo legato un rito, una ri-correnza, un santo, una devozione, una semina, un raccolto, un fuoco, un’acqua…
Il rito: è lui che ormai comanda, non più noi che l’abbiamo creato. Natale evoca odori al solo pensiero, anche se siamo atei. Inverno/estate sono parole che evocano immagini che ci conducono per mano, dettano comportamenti, aprono e chiudono altri riti domestici: il cambio di stagione, le magliette via che arrivano i pullover, figlio mio ricordati la maglia, mamma tranquilla non ti preoccupare…
Eppure il tempo, che pure misuriamo puntualmente (oddìo, non sempre puntualmente), è una convenzione di noi piccoli umani. Appena fuori dall’orbita terrestre rallenta, scompare. Oppure ha bisogno di numeri enormi, infiniti. Il tempo è un dio cattivo che ci abbandona quando più vorremmo restare. Oppure è un caro amico che ci accompagna senza mai lasciarci soli, fino alla fine del nostro tempo, fino alla fine dei tempi.
Abbiamo voluto fermarci un po’ (di tempo) a riflettere,richiamando alcune, poche, delle cose legate allo scorrere della nostra vita. Ci siamo presi un po’ di tempo, e alla fine abbiamo convenuto che è bello riprendersi tempo, riprenderselo tutto, tornare ad essere padroni della creatura.
Vi regaliamo le nostre riflessioni insieme al calendario dell’anno che verrà, augurandovi, naturalmente, tempi migliori.


