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Guerra e pace - Critica della ragione bellica - di Genoveffa Giuri

Dialogo con Tommaso Greco

A cura del gruppo Letture in Via Gabellone

 


 

Martedì 23 giugno 2026-ore 17:30

Seminario diocesano - Via Incoronata, 4 – Nardò

 

     Leggere è sempre un’esperienza di incontro con l’altro- il testo stesso- e con il suo autore; è anche un percorso di conoscenza   tanto più autentica quanto più il lettore riesce a uscire da se stesso e dalla propria visione del mondo, per porsi in un atteggiamento di ascolto e di comprensione di quell’altro da sé che è l’opera che legge. Poi potrà, in un secondo momento, prendere le distanze o ritrovarsi nel testo. Si tratta di sperimentare quella “lettura lenta” su cui insisteva Carlo Ginzburg, il grande storico appena scomparso che in tanti abbiamo considerato un maestro.

     Un gruppo che si costituisce con l’intenzione di condividere la pratica della lettura non fa che potenziare il carattere dialogico intrinseco nella lettura stessa. All’io che legge si sostituisce un noi che non esclude gli apporti dei singoli componenti del gruppo ma, anzi, li sollecita e li esalta allo stesso tempo.

     I gruppi lettura ormai proliferano, ma ogni gruppo mal sopporta le etichette e ha una sua storia. Noi abbiamo la nostra, iniziata quattro anni fa, segnata da letture che hanno inciso nel nostro modo di essere e di pensare. Leggere insieme è pensare insieme.

Il nostro è diventato un modo per affrontare i problemi e le tragedie del presente andando al di là delle informazioni riduttive, delle semplificazioni che distorcono la realtà. Al tempo stesso abbiamo cercato   di vivere la cittadinanza attraverso la lettura di opere spesso trascurate. E’, ad esempio, il caso della letteratura e della storiografia resistenziali, di cui abbiamo ripreso aspetti diversi: una maniera per superare celebrazioni svuotate di significato e tendenzialmente retoriche. In questa chiave si giustificano i nostri banchetti con i libri in date importanti del calendario civile.

     L’impresa che abbiamo in mente di portare avanti per il prossimo anno è quella della lettura collettiva di un’opera che, a sua volta, è stata una grandissima esperienza di scrittura collettiva: la Costituzione italiana.

    Quest’anno, di fronte ai conflitti bellici del nostro tempo e alle palesi violazioni del diritto internazionale, abbiamo scelto di dedicarci a letture sulla pace e sulla guerra. Tra queste, la nostra attenzione è stata rivolta in particolare al libro di Tommaso Greco uscito nel 2025: Critica della ragione bellica, Editori Laterza. Il titolo svela l’intento dell’autore di smascherare limiti e contraddizioni dei discorsi bellicistici che sovrabbondano nei media. Non sono discorsi che rimangono puramente astratti, dal momento che non fanno che legittimare le politiche di militarizzazione e la corsa al riarmo. Per gli autori di tali discorsi potrebbe valere la critica di Kant nei confronti del moralista politico, il quale “si foggia una morale così come l’uomo di Stato la trova conveniente” o del giurista abile “ad adattarsi ad ogni sella”.

   Assistiamo a una normalizzazione della guerra presentata come inevitabile e connaturata all’essere umano. La guerra, evidentemente, non è diventata un tabù, come auspicava Alberto Moravia dopo il suo viaggio in Giappone e la visita a Hiroshima del 1982 (ora in Alberto Moravia, L’inverno nucleare, Bompiani 2022). D’altro canto, già Norberto Bobbio, in un saggio scritto nel 1966, Il problema della guerra e le vie della pace (pubblicato insieme ad altri saggi nel 1979 con la Casa editrice Il Mulino), con un’analisi lucidissima aveva dimostrato che la guerra, nel labirinto in cui come esseri umani brancoliamo, è una via bloccata che ragionevolmente dovremmo abbandonare, soprattutto dopo l’avvento dell’energia nucleare.  Ma poi lo stesso Bobbio ha dovuto assistere a guerre in contrasto con ogni ragionevolezza. Le sue riflessioni al riguardo emergono nelle prefazioni alle edizioni successive della stessa opera.

    Tommaso Greco mette insieme i pezzi su cui si basano il bellicismo e il cosiddetto realismo: un’antropologia negativa secondo cui l’uomo è per natura ostile e aggressivo nei confronti del suo simile; una concezione della politica che contempla il ricorso alla guerra come suo naturale svolgimento; la paura e l’ostilità nei confronti dell’altro concepito come nemico da cui occorre difendersi, magari attaccandolo in maniera preventiva. Nel complesso emerge un modello che l’autore definisce sfiduciario, in netto contrasto con la sua concezione dei rapporti umani e del diritto che ha presentato in una sua precedente pubblicazione (La legge della fiducia. Alle radici del diritto, Laterza 2021)

    La sfiducia non fa che alimentare ulteriore sfiducia e ostilità reciproca, al contrario la fiducia è in grado di innescare un processo che potenzia le relazioni umane e la cooperazione. Il diritto stesso, secondo l’autore, ha un suo fondamento nella fiducia e non esclusivamente nella sanzione che punisce chi non rispetta le regole.

    Non si può nascondere che il lettore possa avere inizialmente una reazione di sorpresa e possa opporre resistenza ad un discorso che rovescia una cultura plurisecolare e una retorica consolidata: siamo prigionieri di noi stessi, ma possiamo rovesciare lo sguardo e vedere una realtà che pure ci appartiene. Ecco allora il controcanto dell’autore che ci conduce a scoprire la dimensione “buona” dell’essere umano in un percorso che unisce argomentazioni serrate e citazioni letterarie, ma anche richiami alla scienza, all’antropologia e alla filosofia. La dimensione sociale trova un suo fondamento in Aristotele e si ripresenta nel pensiero contemporaneo. Greco cita, ad esempio, una filosofa come Martha Nussbaum, ma anche un antropologo, Marshall D. Sahlins, che a sua volta ha smascherato il tradizionale pessimismo antropologico definendolo un “grosso sbaglio” (M. Sahlins, Un grosso sbaglio. L’idea occidentale di natura umana, Elèuthera, Milano 2023)

    L’autore chiarisce che non si tratta di proporre una visione angelicata dell’uomo, ma di non assolutizzare la parte cattiva, recuperando la dimensione unitaria dell’essere umano e ricordando, con Victor Hugo, che “i vecchi simboli genesiaci sono eterni”. In tale prospettiva Tommaso Greco insiste sulla pace come principio e come condizione in cui ci ritroviamo per la maggior parte del nostro tempo. Per questo la pace non va solo costruita ma anche custodita.

    Ci sono i costruttori di pace, spesso ignorati. La lettura del libro è un viaggio nei pacifismi, una ripresa dei contributi di chi si è battuto per la pace e per la non violenza: una finestra sulla bibliografia a cui attingere per recuperare un patrimonio che non può essere dimenticato o in vario modo dileggiato, come spesso accade.

    Il pacifismo non è un ideale astratto: si è concretizzato nella nostra Carta costituzionale e nelle istituzioni internazionali. Tommaso Greco dichiara che la sua vuole essere una difesa del pacifismo giuridico che si esprime proprio in tali istituzioni e nell’articolo 11 della Costituzione italiana. Infatti l’articolo 11 non solo afferma il ripudio della guerra ma anche l’autolimitazione della sovranità a tutto vantaggio di organismi che incarnano il progetto kantiano espresso nella celebre opera del 1795.  “E Kant ha qualcosa da dirci” è il titolo di un capitolo in cui Greco rilegge e interpreta Per la pace perpetua, in particolare i tre articoli definitivi, in chiave principialistica e orizzontalistica. Il principialismo che l’autore ritrova in Kant si basa sulla concezione della pace come principio essenziale a cui si devono conformare le scelte politiche e istituzionali, per cui il detto tradizionale si vis pacem para bellum va rovesciato: si vis pacem para pacem. Inoltre, quando Kant nel secondo articolo definitivo fa riferimento alla federazione o confederazione di Stati, suggerisce molto di più di un ordine di potere verticale, pensando piuttosto alle relazioni orizzontali, caratterizzate dal riconoscimento reciproco e dalla cooperazione tra gli stati stessi e tra i popoli che verrebbero a costituire una società civile regolata dal diritto.

     Si tratta di un aspetto che allontana Tommaso Greco da Hans Kelsen, che stabilisce un vincolo stretto tra diritto e sanzione, e da Norberto Bobbio, che insiste sulla necessità di un Terzo a livello internazionale a cui gli stati si devono sottomettere (il pacifismo giuridico basato sulla subordinazione degli stati a un’istituzione che detenga il monopolio della forza legittima).

     A Kelsen e a Bobbio   Tommaso Greco deve molto, e, infatti, non indugia a riconoscerne i meriti. In particolare, il discorso elogiativo del limite, a partire dall’articolo 11 della Costituzione, conduce l’autore a richiamare la mitezza su cui si era soffermato Bobbio in una sua opera (ora in Elogio della mitezza e altri scritti morali, Il Saggiatore 2014). La mitezza è il tratto bobbiano ripreso da Greco in Curare il mondo con Simon Weil; Itinerari della mitezza è il titolo dell’ultimo capitolo del libro, dove accosta le due figure, Norberto Bobbio e Simon Weil, pur tanto diverse ma entrambe di grande importanza per il suo pensiero.

     Sia Bobbio che Weil sono punti di riferimento costanti in Critica della ragione bellica, ma l’autore si riconosce anche nella lezione di Sergio Cotta, giurista e filosofo del diritto. Proprio Cotta   sottolineava il carattere relazionale dell’essere umano e riconosceva la pace quale “condizione dell’esserci dell’io”.

    Ci si può chiedere: la pace è accettazione passiva dell’esistente? In realtà Tommaso Greco risponde anche alle accuse che vengono rivolte ai pacifisti. Riprendendo la classificazione bobbiana delle diverse forme di pacifismo, l’autore dimostra che il pacifismo attivo, in particolare il pacifismo giuridico, è tutt’altro che inerzia ma è impegno e cura. Quanto più la guerra dimostra la sua inefficacia e la sua carica distruttiva, tanto più c’è bisogno di contrastarla.

     Il pacifismo non è nemmeno quietismo sociale: la pace infatti non può che accompagnarsi alla giustizia, al riconoscimento dei diritti e alla democrazia. Al contrario, il bellicismo si insinua nella crisi della democrazia (gli esempi oggi non mancano). Il nesso tra democrazia e pace emerge anche nel capitolo dedicato a Kant, in particolare nel commento al primo articolo definitivo per la pace perpetua, quello che prevede la Costituzione repubblicana, garanzia di libertà (obbedienza  a leggi che i cittadini stessi avrebbero voluto), di uguaglianza (rapporto tra i cittadini che implica obblighi reciproci uguali) e indipendenza da intendere oggi, secondo Greco, come necessità di garantire a tutti i cittadini gli strumenti per essere indipendenti, mentre ai tempi di Kant esprimeva l’esclusione dei meno abbienti.

      Per la pace perpetua, che Kant definisce “progetto filosofico, è un esempio di esercizio pubblico della ragione quanto mai indispensabile per la sfera pubblica e per la funzione che quest’ultima svolge in società democratiche, un campo su cui ha molto riflettuto Jürgen Habermas, di recente scomparso.  

   Habermas, anche lui, ha molto da dirci. Uno dei suoi ultimi contributi, Nuovo mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa - Raffaello Cortina Editore 2023, è un aggiornamento rispetto all’opera del 1962 (Storia e critica dell’opinione pubblica) alla luce delle novità introdotte nella comunicazione dalle nuove tecnologie. Come si formano oggi le opinioni? Non è una questione secondaria per la democrazia. Come dice Tommaso Greco, le idee contano e, si potrebbe aggiungere, non dovrebbero circolare solo nel chiuso del mondo accademico. Per questo Critica della ragione bellica è un libro importante proprio perché intenzionalmente rivolto a tutti. Un libro militante che pure mantiene il rigore scientifico e in cui l’autore esercita fino in fondo il suo impegno di intellettuale.

   Ma cosa ci suggerisce, infine, Tommaso Greco? La pace esiste e va preservata; anche il diritto internazionale è una realtà,  ma  per funzionare ha bisogno di essere  rispettato; gli stati nazionali devono accettare le limitazioni della loro sovranità e cooperare tra di loro in una logica tendenzialmente federativa (non a caso sono richiamati i vari contributi del pensiero federale alla base della stessa Unione Europea); è necessario adottare una prospettiva che superi il senso di appartenenza di un noi escludente, con la contrapposizione noi/loro (non possiamo negare che gli esseri umani in quanto tali partecipano a una comune umanità, come direbbe Salvatore Veca); le guerre non sono ineluttabili e indipendenti dalla volontà umana ma sono decise da uomini e possono essere evitate; è necessario diffondere la cultura della pace a sostegno di una cittadinanza attiva capace di far sentire la propria voce.

     Dalla lettura di Critica della ragione bellica all’incontro con il suo autore che, generosamente, ha accolto il nostro invito. Sarà un’occasione per un dibattito su pace e guerra da condividere con chi vorrà essere con noi il 23 giugno alle ore 17:30 presso il Seminario diocesano, in Via Incoronata, 4 – Nardò.

 

 Tommaso Greco è professore ordinario di Filosofia del Diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. A Pisa dirige il Piccolo Festival della Fiducia. Cura la collana “Bobbiana” per la casa editrice Giappichelli ed è direttore di “Diacronia. Rivista di storia della filosofia del diritto”.

Fa parte del CISP-Centro interdisciplinare di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa.

Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo, oltre a Critica della ragione bellica, Laterza 2025,  La legge della fiducia. Alle radici del diritto, Tascabili Laterza 2021, e Curare il mondo con Simon Weil, Laterza 2023.

Di recente con Critica della Ragione bellica Tommaso Greco ha ricevuto il prestigioso premio Sila 49 per la sezione Saggistica “Marta Petrusevicz”.

 

                                                                                                      Genoveffa Giuri

                                                                                                 Letture in Via Gabellone


AI-gernerated (Guerra e Pace)



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