Poesie
- alevantecultura

- 6 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 9 mar
Laura Barone, marzo 2026
Il grande inganno di cui l’umanità è vittima.
L'ASTRONAUTA
Ci muoviamo come vermi
lungo i cunicoli del pianeta.
Sbattiamo contro i muri del peccato
eretti dal cazzismo dei potenti.
Siamo un gregge transumante e amorfo
avvelenato da confini e bandiere.
Seguiamo furbi pifferai
e macellai che ci portano al burrone.
Incontriamo profeti e Cassandre,
veneriamo mostri e parassiti,
affondiamo nell'abulia
come insetti affogati in un bicchiere.
Verità,
menzogna,
verità,
menzogna,
verità,
menzogna.
Io ci sono stato e ve lo dico,
viviamo una menzogna,
siamo sette miliardi d' ingannati.
Dallo spazio non ho visto confini
solo una sfera blu in mezzo al nulla,
dove le nuvole scavalcano lente
ogni limite umano della mente.
I lampi illuminano quell'ovatta
mentre sotto, la pioggia cambia nome:
tempesta, uragano, monsone.
Impegnato a guidarci chissà dove,
il sole osserva fisso il nostro roteare
come inutili dervishi,
incurante dello strazio che viviamo.
Resistiamo,
strappiamo il velo delle falsità,
amiamo.
Sulla morte
BAGAGLI D'ARIA
In silenzio partiremo
in compagnia dell'ombra del non ritorno.
Avremo bagagli d'aria e nostalgia
e voci che canteranno del nostro passato
per il breve attimo di un Autunno.
Non avremo neppure il tempo
d' attraversare l' agorà degli abbracci assenti
né abbeverarci alla fontana delle promesse mancate.
Vedremo allungarsi luci oblique
sul parterre della memoria
e volti sconosciuti
dispensare crocifissi e preghiere
dopo l'ultima processione.
Riserveremo alla vita l'ultimo inganno
abbandonandola all'improvviso
sconfiggendo il tempo
che morde e ci affanna.
Il tempo passa inesorabile.
VERSO IL GRAN SILENZIO
Avanza il tempo, d'un atroce inganno
lungo un impervio cammino ormai alla fine.
Come l'onda d'un mare cresce e muore
gettando sulla riva nostalgia.
Scoglio nudo eroso da burrasche
che al tramonto declina i nostri giorni
mentre il sole degrada all'orizzonte.
"Sei dentro ancora giovane e potente
o hai teso a Nyx la tua rugosa mano?"
S’incrina la costanza del pensiero,
e il volto, come specchio rotto, cede
sotto il peso di greve rimembranza.
Non c’è riparo al vento della fine,
che muta il canto in roco patimento.
Scricchiola il leccio al tocco della nebbia,
corroso da quel dente che sfinisce
e porta il passo eterno verso il marmo
che muto abbraccia piano il gran silenzio.
Amarcord dei tempi andati
ERANO GLI ANNI BEAT
Era un'età ribelle
dai capelli cotonati
e l'America da sognare.
Nessuno poteva giudicare la Caselli
e ad Antoine tiravano le pietre.
L'asfalto delle piazze ribolliva di eguaglianza,
tra fumo di lacrimogeni e sogni di solidarietà.
Le radio libere lanciavano messaggi nell'etere
con le frequenze analogiche,
e il piombo strideva contro la voglia di pace dei nostri cuori.
Luci stroboscopiche nelle discoteche,
in casa, il ballo della mattonella
sotto il controllo dei genitori
mentre il vinile incideva solchi di libertà psichedelica.
Anni che hanno intrappolato un prisma
che scompone il tempo
in mille piccole scintille di memoria:
un sorriso su una polaroid,
un gettone in cupralluminio
per avvisare che avresti fatto tardi,
l'austerity come memo delle
colpe dell' Occidente,
la bicicletta come riscatto
e i film in TV alle 11,00 di mattina.
Sento ancora, nell'angolo dei ricordi,
quel dolce vociare di un’epoca
che non può invecchiare.







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