top of page
RAL 5020 texture.jpg

Poesie

Aggiornamento: 9 mar

Laura Barone, marzo 2026



Il grande inganno di cui l’umanità è vittima.



L'ASTRONAUTA


Ci muoviamo come vermi

lungo i cunicoli del pianeta.


Sbattiamo contro i muri del peccato

eretti dal cazzismo dei potenti.

Siamo un gregge transumante e amorfo

avvelenato da confini e bandiere.

Seguiamo furbi pifferai

e macellai che ci portano al burrone.

Incontriamo profeti e Cassandre,

veneriamo mostri e parassiti,

affondiamo nell'abulia

come insetti affogati in un bicchiere.


Verità,

menzogna,

verità,

menzogna,

verità,

menzogna.


Io ci sono stato e ve lo dico,

viviamo una menzogna,

siamo sette miliardi d' ingannati.

Dallo spazio non ho visto confini

solo una sfera blu in mezzo al nulla,

dove le nuvole scavalcano lente

ogni limite umano della mente.

I lampi illuminano quell'ovatta

mentre sotto, la pioggia cambia nome:

tempesta, uragano, monsone.

Impegnato a guidarci chissà dove,

il sole osserva fisso il nostro roteare

come inutili dervishi,

incurante dello strazio che viviamo.


Resistiamo,

strappiamo il velo delle falsità,

amiamo. 



Sulla morte



BAGAGLI D'ARIA


In silenzio partiremo

in compagnia dell'ombra del non ritorno.

Avremo bagagli d'aria e nostalgia

e voci che canteranno del nostro passato

per il breve attimo di un Autunno.


Non avremo neppure il tempo

d' attraversare l' agorà degli abbracci assenti

né abbeverarci alla fontana delle promesse mancate.


Vedremo allungarsi luci oblique

sul parterre della memoria

e volti sconosciuti

dispensare crocifissi e preghiere

dopo l'ultima processione.


Riserveremo alla vita l'ultimo inganno

abbandonandola all'improvviso

sconfiggendo il tempo

che morde e ci affanna.



Il tempo passa inesorabile.



VERSO IL GRAN SILENZIO


Avanza il tempo, d'un atroce inganno

lungo un impervio cammino ormai alla fine.

Come l'onda d'un mare cresce e muore

gettando sulla riva nostalgia.

Scoglio nudo eroso da burrasche

che al tramonto declina i nostri giorni

mentre il sole degrada all'orizzonte.


"Sei dentro ancora giovane e potente

o hai teso a Nyx la tua rugosa mano?"


S’incrina la costanza del pensiero,

e il volto, come specchio rotto, cede

sotto il peso di greve rimembranza.

Non c’è riparo al vento della fine,

che muta il canto in roco patimento.


Scricchiola il leccio al tocco della nebbia,

corroso da quel dente che sfinisce

e porta il passo eterno verso il marmo

che muto abbraccia piano il gran silenzio.



Amarcord dei tempi andati



ERANO GLI ANNI BEAT


Era un'età ribelle

dai capelli cotonati

e l'America da sognare.

Nessuno poteva giudicare la Caselli

e ad Antoine tiravano le pietre.


L'asfalto delle piazze ribolliva di eguaglianza,

tra fumo di lacrimogeni e sogni di solidarietà.


Le radio libere lanciavano messaggi nell'etere

con le frequenze analogiche,

e il piombo strideva contro la voglia di pace dei nostri cuori.


Luci stroboscopiche nelle discoteche,

in casa, il ballo della mattonella

sotto il controllo dei genitori

mentre il vinile incideva solchi di libertà psichedelica.


Anni che hanno intrappolato un prisma

che scompone il tempo

in mille piccole scintille di memoria:


un sorriso su una polaroid,

un gettone in cupralluminio

per avvisare che avresti fatto tardi,

l'austerity come memo delle

colpe dell' Occidente,

la bicicletta come riscatto

e i film in TV alle 11,00 di mattina.


Sento ancora, nell'angolo dei ricordi,

quel dolce vociare di un’epoca

che non può invecchiare.



Commenti


bottom of page