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Il giornalista tuttofare: la nuova cronaca tra pirateria digitale e vecchi poteri dell'informazione


di Marco D'Agostino, 2026


Marco D'Agostino
Giornalista Pubblicista Torino

Il mestiere del giornalista è cambiato. Non lentamente, ma quasi di colpo. E a cambiare non è stata soltanto la tecnologia, ma il ruolo stesso di chi fa informazione, soprattutto a livello locale, dove il contatto con la strada, con i quartieri e con le persone resta ancora la vera essenza della professione.


Oggi il giornalista, in molti casi, non è più soltanto colui che scrive. È diventato un professionista costretto a fare tutto: raccogliere informazioni, scattare fotografie, girare video, montare contenuti, pubblicare sui social e spesso anche promuovere il proprio lavoro. Una figura che si muove tra cronaca, tecnica e comunicazione, con ritmi sempre più serrati e strumenti sempre più numerosi.


Nel giornalismo locale questo fenomeno è ancora più evidente. Chi racconta il territorio non si limita più alla stesura dell'articolo: costruisce il servizio dall'inizio alla fine. Fotografie, riprese video, brevi clip per i social, montaggi rapidi, spesso realizzati con strumenti personali e con tempi strettissimi. Un lavoro che richiede competenze sempre più ampie e che raramente viene riconosciuto nella sua complessità. Il materiale prodotto – immagini, video, contenuti multimediali – diventa parte integrante del racconto giornalistico, ma non sempre riceve la tutela che meriterebbe. Spesso viene ceduto o riutilizzato senza che il giornalista conosca realmente il valore economico di ciò che ha realizzato o senza che venga riconosciuta la provenienza e la firma di chi lo ha prodotto. Formalmente, una volta pagati i diritti, l'editore può disporre del materiale come ritiene opportuno. Ma sul piano morale la questione resta aperta, soprattutto quando il lavoro di chi ha costruito quel contenuto scompare dietro una ripubblicazione anonima o senza attribuzione.


A questo si aggiunge un fenomeno ormai diffuso: la pirateria dell'informazione. Articoli, fotografie e video vengono copiati e ripubblicati con estrema facilità, spesso senza alcuna citazione della fonte originale. Accade nel mondo dell'informazione tradizionale – tra testate online e cartacee – ma diventa ancora più frequente nel territorio sconfinato dei social network, dove il controllo è minimo e la velocità della condivisione supera qualsiasi regola professionale. In questo spazio digitale l'assenza di filtri e di responsabilità rende il furto di contenuti quasi una pratica quotidiana.


I social, però, non incidono soltanto sulla tutela del lavoro giornalistico. Hanno cambiato anche il modo in cui le notizie vengono lette e consumate. L'attenzione del lettore è sempre più breve, la lettura più rapida, la profondità dell'analisi spesso sacrificata in favore di un titolo capace di catturare immediatamente lo sguardo. Non è sempre il giornalista a scegliere questa strada: spesso è il pubblico stesso a richiederla, cercando più uno spettacolo informativo che un reale approfondimento della notizia.


Infine resta il nodo del rapporto tra carta e digitale. Il mondo dell'informazione online continua a crescere e a evolversi, ma in Italia incontra ancora resistenze culturali e istituzionali. In molti casi si continuano a privilegiare modelli editoriali legati al passato, sostenendo pubblicazioni che assomigliano sempre più a lunghi volantini destinati a un pubblico che nel frattempo si è spostato altrove. Le rotative, simbolo di un'epoca gloriosa del giornalismo, hanno già ceduto il passo a nuove forme di informazione. Ma mentre il resto del mondo corre verso il futuro, il sistema italiano sembra ancora diviso tra nostalgia e cambiamento.


A questo scenario si aggiunge poi un'altra contraddizione sempre più evidente. Nei grandi appuntamenti politici, nei comizi più importanti o negli eventi istituzionali di rilievo nazionale, a essere invitati o considerati interlocutori privilegiati sono spesso solo i direttori o gli editori delle grandi testate, soprattutto quelle legate alla carta stampata. Il mondo dell'informazione locale e digitale, pur raccontando quotidianamente il territorio, resta spesso ai margini di questi circuiti. Lo stesso accade nel panorama televisivo, dove gli spazi di dibattito e commento sono ormai occupati quasi esclusivamente da firme legate ai grandi giornali tradizionali. In questo contesto il giornalista sembra trasformarsi progressivamente: meno cronista e più opinionista, meno interprete delle istanze dei cittadini e sempre più vicino ai palazzi della politica. Un rapporto che rischia di spostare l'equilibrio dell'informazione, allontanandola proprio da quel contatto diretto con la realtà che dovrebbe invece rappresentarne la forza.


In mezzo a questa trasformazione resta il giornalista, soprattutto quello di territorio. Un professionista che continua a stare in strada, a parlare con le persone, a raccontare ciò che accade nei quartieri e nelle città. Con strumenti diversi, con ritmi diversi, ma con lo stesso compito di sempre: provare a trasformare i fatti in informazione. Anche quando il mestiere, ormai, sembra richiedere di essere molte cose insieme.



Presidio dei giornalisti a Torino per lo sciopero nazionale del 28 novembre 2025.

Presidio dei giornalisti a Torino per lo sciopero nazionale del 28 novembre 2025.

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