Editoriale n. 11 - febbraio 2011 Per una... rivoluzione umanista
- Giulia Santi

- 4 dic 2025
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Aggiornamento: 3 giorni fa
di Giulia Santi - Direttore di Redazione

Il superamento di questa profonda crisi della civiltà presuppone il passaggio a un nuovo paradigma dell’esistenza umana, a una nuova civiltà che deve partire dall’importanza e dalla dignità dell'essere umano e deve essere diretta alla realizzazione del suo potenziale. [...]
L'affermazione dell’umanesimo, non tanto come corrente contemplati va e ompassionevole, ma come forza di azione e di collaborazione, è realmente un imperativo del nostro tempo.
Michail Gorbaciov
Una via ferrata si staglia rincorrendo l’orizzonte. Solca la campagna. Una Barbie, spettinata, giace nuda in mezzo alle traversine, ma, pur disumanizzata. sorride. Non può non sorridere, in una società che la obbliga a farlo. Abbiamo scelto quest'immagine come copertina, tratta dalla mostra Smile di Enza Santoro, sulla cui arte torniamo con un articolo specifico all’interno, in quanto ben rappresenta il filo conduttore di questo undicesimo numero di A Levante. Innanzitutto è tragicamente pregnante rispetto al contemporaneo e progressivo annichilimento del ruolo e della dignità femminile che possiamo osservare nella nostra società mercificata, un’uniformità complessiva. Questa figura diviene però rappresentazione di tutta l'umanità e dello svilimento causato da stereotipi che schiacciano ‘la realizzazione del proprio potenziale’ e che oscurano la molteplicità di ognuno.
Il nostro percorso è stato quindi raccogliere appunti per una nuova rivoluzione umanista, ma anche ultimi giorni di SALDI tracce già esistenti, che, come tra versine, si susseguono in una via ferrata, verso l’orizzonte.
Il nostro quotidiano oggi è preconfezionato, quasi non ci accorgiamo di quanto depotenzi la nostra espressione, la nostra originale complessità, il nostro contributo alla società.
È necessario riconquistare il proprio tempo, recuperando la sfera dell’autenticità nell’arte così come nell’azione sociale, liberando il pensiero critico che scuote le coscienze, riappropriandosi della possibilità di esprimere la propria professionalità, tornando ad avere anche il coraggio di dire ‘no’ dinanzi alla disumanizzazione e di agire in maniera scomoda allorquando si fanno i conti con la propria coscienza.
Questa potrebbe essere una delle vie per riscoprire la propria radice culturale, per dare ascolto alla propria ricchezza in teriore, in quanto già è falsato chiedersi se con la cultura si mangi, ma sicuramente di cultura si vive. (Si pensi allo straordinario intervento di Camilleri a “Vieni via con me”.)







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