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Editoriale n. 11 - febbraio 2011 Per una... rivoluzione umanista

Aggiornamento: 3 giorni fa

di Giulia Santi - Direttore di Redazione



Il superamento di questa profonda crisi della civiltà presuppone il passaggio a un nuovo paradigma dell’esistenza umana, a una nuova civiltà che deve partire dall’importanza e dalla dignità dell'essere umano e deve essere diretta alla realizzazione del suo potenziale. [...]

L'affermazione dell’umanesimo, non tanto come corrente contemplati­ va e ompassionevole, ma come forza di azione e di collaborazione, è realmente un imperativo del nostro tempo.

Michail Gorbaciov


Una via ferrata si staglia rincorrendo l’orizzonte. Solca la campagna. Una Barbie, spettinata, giace nuda in mezzo alle traversine, ma, pur disumaniz­zata. sorride. Non può non sorridere, in una società che la obbliga a farlo. Abbiamo scelto quest'immagine come copertina, tratta dalla mostra Smile di Enza Santoro, sulla cui arte torniamo con un articolo specifico all’interno, in quanto ben rappresenta il filo conduttore di questo undicesimo numero di A Levante. Innanzitutto è tragicamente pregnante rispetto al contemporaneo e progressivo annichilimento del ruolo e della dignità femminile che possiamo osservare nel­la nostra società mercificata, un’uniformità com­plessiva. Questa fi­gura diviene però rappresentazione di tutta l'umanità e dello svilimento causato da stereotipi che schiac­ciano ‘la realizzazione del proprio potenziale’ e che oscurano la mol­teplicità di ognuno.

Il nostro percorso è stato quindi raccogliere appunti per una nuova rivoluzione umanista, ma anche ultimi giorni di SALDI tracce già esistenti, che, come tra­ versine, si susseguono in una via ferrata, verso l’orizzonte.

Il nostro quotidiano oggi è pre­confezionato, quasi non ci accor­giamo di quanto depotenzi la no­stra espressione, la nostra originale complessità, il nostro contributo alla società.

È necessario riconquistare il proprio tempo, recuperando la sfera dell’autenticità nell’arte così come nell’azione sociale, liberan­do il pensiero critico che scuote le coscienze, riappropriandosi della possibilità di esprimere la propria pro­fessionalità, tornando ad avere anche il coraggio di dire ‘no’ dinanzi alla disuma­nizzazione e di agire in maniera scomoda allorquando si fanno i conti con la propria coscienza.

Questa potrebbe essere una delle vie per riscoprire la propria radice culturale, per dare ascolto alla propria ricchezza in­ teriore, in quanto già è falsato chiedersi se con la cultura si mangi, ma sicuramente di cultura si vive. (Si pensi allo straordinario intervento di Camilleri a “Vieni via con me”.)







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