top of page
RAL 5020 texture.jpg

In principio è il corpo, quando la carne diventa pensiero

dom 08 mar

|

Palazzo Marchesale - Giardino

In principio è il corpo: quando la carne diventa pensiero nel giardino del Palazzo Marchesale di Vincenzo Candido Renna corrieresalentino.it https://www.corrieresalentino.it/2025/09/in-principio-era-il-corpo-quando-la-carne-diventa-pensiero/

La registrazione è stata chiusa
Scopri gli altri eventi
In principio è il corpo, quando la carne diventa pensiero
In principio è il corpo, quando la carne diventa pensiero

Orario & Sede

08 mar 2026, 18:59 – 19:04

Palazzo Marchesale - Giardino, Palazzo Marchesale, Via Castello, 1, 73044 Galatone LE, Italia

Info sull'evento





In principio è il corpo: quando la carne diventa pensiero nel giardino del Palazzo Marchesale

di Vincenzo Candido Renna, sett 2025


Nel giardino del Palazzo Marchesale di Galatone, sotto il cielo di settembre che ancora trattiene l’estate, si è consumato un evento che ha dell’epifanico. Non una semplice presentazione libraria, ma una rivelazione che ha squarciato il velo su quella che Carlo De Michele, medico romano ottantenne dalla penna affilata come un bisturi dell’anima, definisce “la grande menzogna della nostra cultura”: la separazione tra corpo e pensiero. Il sindaco Flavio Filoni ha aperto la serata con parole che già preannunciavano l’eccezionalità del momento, accogliendo nel “nostro giardino del palazzo marchesale” non solo un ospite illustre, ma un pensiero rivoluzionario che da Roma arrivava a scuotere le certezze di una comunità pugliese sempre più attenta alle “esigenze anche minoritarie del territorio”.

L’associazione Levante, guidata dalla sapiente regia di Luigina e Giovanni Santi, aveva orchestrato una serata che sembrava già contenere in sé il senso profondo del libro presentato: “In principio è il corpo. Sensibilità, immaginazione, pensiero”. Perché qui non si trattava di ascoltare passivamente, ma di vivere con il corpo quello che De Michele aveva teorizzato con la mente. E così Giulia Santi ha dato voce ai brani più incisivi del testo, facendo risuonare nell’aria serale parole che tagliavano come lame: “Una delle criticità della vita non è costituita solo dalla caducità del corpo e dal suo ineludibile finale ma dal fatto che nel suo corso dobbiamo affrontare eventi unici imprevedibili”. La sua lettura non era recitazione, ma incarnazione: ogni frase diventava carne, ogni concetto si faceva sangue.

Ma il momento di grazia pura è arrivato con Sara Antonazzo e Clara Apollonio, le giovanissime danzatrici di Eutimia danza e benessere, che sotto la direzione coreografica di Stefania Tramacere hanno trasformato lo spazio in un tempio dove il corpo parlava senza parole. I loro movimenti erano la traduzione fisica di quello che De Michele andava sostenendo: che il pensiero nasce dal corpo, che senza corpo non c’è pensiero, che quella “prima immagine mentale” di cui parla l’autore prende forma solo attraverso l’esperienza carnale del liquido amniotico che diventa memoria. Le due giovani artiste danzavano l’indicibile, mostravano con i loro corpi adolescenti ciò che la filosofia fatica a spiegare: che siamo “corpi dotati di pensiero” e non anime imprigionate nella materia.

Marilena Cataldini, conduttrice raffinata e intellettualmente preparata, ha saputo tessere i fili di un dialogo che si rivelava sempre più come un viaggio nell’abisso della condizione umana. Le sue domande non erano cortesie mondane, ma sonde che penetravano nel cuore pulsante di una teoria che De Michele ha maturato in sessant’anni di pratica medica e riflessione esistenziale. Quando l’ha incalzato sul carattere “essenzialmente politico” del libro, ha messo il dito nella piaga: perché sì, “In principio è il corpo” è un manifesto rivoluzionario che attacca alle fondamenta l’intera architettura della nostra civiltà occidentale.

L’autore, con la lucidità spietata di chi ha attraversato il deserto dell’esperienza clinica e quello della ricerca interiore, ha svelato la sua verità più scomoda: che l’educazione, quella che tutti considerano il bene supremo dell’umanità, è in realtà “il più grande tradimento dell’essere umano verso se stesso”. Educare, da educere, dovrebbe significare “tirare fuori”, ma si è trasformato nel suo esatto contrario: “mettere dentro, insegnare, dare regole, dare consigli, giudicare, dare l’idea del merito, dare punizioni, costringere a ubbidire”. Parole che cadevano nel silenzio del giardino come pietre in uno stagno, creando onde concentriche di inquietudine e riconoscimento.

La serata si è fatta confessionale quando De Michele ha raccontato la sua epifania personale: il momento in cui, a ottant’anni, ha sentito l’urgenza di “mettere fuori quello che bolliva in pentola” dopo aver scoperto che nel rapporto con i pazienti “mancava sempre qualcosa”. Quella mancanza non era incompetenza professionale, ma l’assenza di una dimensione che la medicina tecnocratica aveva rimosso: la capacità di “entrare in rapporto con una diversità” che la razionalità non può raggiungere. Solo “sbattendo la testa contro questa diversità assoluta” – e qui l’allusione alle donne è esplicita – ha scoperto che “una chiave, una rotta umana, la chiave del pensiero, la chiave degli affetti sta nella capacità di entrare in rapporto con una diversità”.

Il culmine teorico è arrivato quando De Michele ha spiegato il meccanismo nascosto della nascita umana: quel momento di “inadeguatezza” del neonato che, diversamente da tutti gli altri mammiferi, viene al mondo “profondamente immaturo” e proprio per questo capace di trasformare “il vissuto biologico della carne” in “prima immagine mentale”. È in questo passaggio traumatico e miracoloso che nasce la mente umana, in quella frazione di secondo in cui il cervello, “protetto dagli stimoli esterni”, trasforma la memoria biologica in contenuto mentale. Una rivelazione che riscrive l’intera antropologia occidentale.

Ma De Michele non si accontenta della speculazione pura. Il suo è un pensiero incarnato che affonda le radici nell’osservazione clinica e si allarga fino a abbracciare una visione politica radicale. Quando afferma che “finché noi siamo convinti che è giusto immolare la vita per un principio non potremo uscire fuori dalla logica della distruzione”, sta enunciando il principio fondamentale di una nuova etica. Un’etica del corpo che rifiuta ogni astrazione, ogni ideologia che si separi dalla sensibilità umana. Perché “se non c’è la misura del corpo, se non c’è un corpo che reagisce, il limite non è dato più dall’accettabilità umana di quel pensiero, ma semplicemente dal fatto che sia possibile metterlo in atto”.

La provocazione più radicale è arrivata nel finale, quando De Michele ha rivendicato la necessità di “smantellare una cultura maschilista” attraverso il riconoscimento che “una sessualità sana è gestita totalmente dalle donne” e che il maschio dovrebbe “essere capace di rispondere totalmente ai movimenti delle donne”. Una tesi che ribalta secoli di patriarcato e che ha il coraggio di dire l’impensabile: che “la nostra forza è l’essere deboli”.

Nel giardino del Palazzo Marchesale, accompagnati dalle sonorità elettroniche di Gianluigi Antonaci che tessevano una colonna sonora dell’anima, si è consumato un rito di iniziazione collettiva. De Michele ha pronunciato parole che non si possono più non aver sentito: che gli esseri umani “nascono anarchici”, che l’individualità è “una caratteristica umana” che non esiste negli animali, che la creatività è ciò che distingue il pensiero umano. E che, soprattutto, “non smettere mai di essere poeti” è l’unica via per mantenere viva quella deformazione soggettiva che ci rende umani.

Quando le luci si sono spente sul giardino e gli ultimi applausi si sono dissolti nell’aria settembrina, restava la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di una presentazione libraria. Galatone aveva ospitato un pensiero che, come dice lo stesso De Michele, non ha “padri” né bibliografia, perché nasce dall’osservazione diretta della condizione umana. Un pensiero che ha il coraggio di dire ciò che tutti sappiamo ma che la cultura ufficiale ci impedisce di riconoscere: che siamo corpi pensanti, non anime imprigionate, e che solo ripartendo da questa verità elementare potremo ricostruire un’umanità degna di questo nome.

https://www.corrieresalentino.it/2025/09/in-principio-era-il-corpo-quando-la-carne-diventa-pensiero/

Condividi questo evento

bottom of page