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editoriale

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rivista n.:

data:

27

1 aprile 2018

titolo:

Timegate: le finestre temporali

di:

Redazione

FINE D’ANNO
Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.
Jorge Luis Borges
da Fervore di Buenos Aires, 1923


Io non ho inventato la macchina del tempo per motivi di lucro;
l'intento è di acquistare una più chiara percezione sull'umanità:
dove siamo stati, dove andiamo,
le trappole, le possibilità, i rischi e le promesse.
Forse una risposta alla più universale delle domande: perché?
Ritorno al futuro - Parte II

Questo numero della rivista A Levante è dedicato agli Otto nella storia. Riflettendo su quello che sarebbe potuto essere il tema cardine su cui intrecciare le nostre voci, abbiamo infatti iniziato a sentire su di noi il ‘fiato del tempo’.
Il duemiladiciOtto. Sempre più è apparso anno di grandi incroci, di corsi e ricorsi nel passato, quasi che numerosi eventi cruciali e personali, della nostra Storia e delle nostre piccole storie, si stessero dando appuntamento, per ritrovarsi, guardarsi negli occhi e dare nuovo senso al nostro presente.
Ognuno tra redattori e collaboratori ha quindi immerso la propria penna nell’inchiostro della memoria, o meglio ha scandito picchiettando con i tasti il flusso del tempo trascorso. Io dov’ero in quell’anno? Chi ero? Cosa dei grandi eventi entrava nella mia carne? O ancora, io che non c’ero ancora, in cosa sono figlio di quell’evento? Ogni autore ha impartito una rotta alla propria DeLorean DMC-12, per incontrare il proprio passato e paradossalmente anche il proprio futuro, cercando di riannodare il senso del proprio presente.
Non voglio togliervi il gusto di scoprire parola dopo parola, le finestre temporali che si aprono in ogni articolo. Né in queste righe voglio ardire a ricostruire il senso del viaggio che abbiamo deciso di compiere in questo numero insieme a voi lettori.
Però una domanda me la sono posta, riflettendo e cercando di motivare le nostre scelte.
Che senso può avere dedicare un numero monografico ai tanti otto che si sono resi crocevia di nuove rotte? Ci si potrebbe chiedere se serva davvero celebrare gli anniversari e che senso potrebbe avere in una rivista come la nostra. Molte parole in quest’anno si spenderanno sui grandi anniversari del passato, si pensi al 1918, 1948 o al 1968. La rete ormai è rapidamente mezzo dove ritrovare schegge di informazioni sui tanti eventi del passato nonché sulle ‘celebrazioni’ che le ricorrenze produrranno. Il nostro intento non consiste in questo. E allora come si può trovare una linea di riflessione più profonda, che non risponda solo a meccanismi da mercato editoriale e che non finisca per essere una sterile rievocazione nozionistica. Forse uno spunto su questo può ancora una volta fornircelo il recanatese. In un frammento dello Zibaldone [a p. 60 dell’autografo], ripresa anche in uno dei suoi Pensieri, Leopardi riflette sul senso di revocare il passato nei ‘dì anniversari’ e ci dice:
È pure una bella illusione quella degli anniversari per cui quantunque quel giorno non abbia più che fare col passato che qualunque altro, noi diciamo, come oggi accadde il tal fatto, come oggi ebbi la tal contentezza, fui tanto sconsolato ec. e ci par veramente che quelle tali cose che son morte per sempre, né possono più tornare, tuttavia rivivano e siano presenti come in ombra, cosa che ci consola infinitamente allontanandoci l'idea della distruzione e annullamento.

Ciò che pare interessante di questa riflessione è che l’occasione di riconnetterci al passato, fornita dagli anniversari, porta ad avvertire una nostra continuità nel tempo, che resiste al vento sferzante della caducità umana, della nostra, inevitabilmente finita, temporalità. Strappare il perduto e riconnetterlo a noi. Far rivivere un’ombra spesso consolatrice, rendendola più presente e meno passata, meno spenta e meno svanita.
Queste pagine ci restituiscono Storia e storie fatte di “fragmenta”, in un tempo in cui le grandi narrazioni ‘sante e profane’ hanno smesso di irretire e dettare un corso al divenire.
Il passato con le sue ‘pietre d’inciampo’, dove intoppare per riflettere, si apre ad un futuro non di corsi predeterminati, ma di critico diventare altro.
Memoria e storia parlano una lingua comune, quella che tratteggia il complesso processo di costruzione di identità. Quello che saremo passa attraverso ciò che siamo stati e ciò che abbiamo vissuto, come individualità e come società. Da piccoli granelli che vivono sull’arenile giusto il tempo breve tra un’onda e l’altra, diveniamo rocce che permangono e resistono in un tempo dilatato. I déjà vu, come tuffi nel passato del mondo, ci aiutano a sgranare i nostri occhi verso il futuro, a sentirci figli dei nostri padri lontani e padri di infiniti figli che ci seguiranno nel tempo.

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