Perché A Levante

di Giuseppe Resta
Sole levante.
Sole che nasce.
Sole che sorge.
Sole dell’avvenire.
Sole che mai non ancora è stato.
Scongiurata ancora una volta la notte.
L’ “aurora di bianco vestita” vince sulle tenebre.
Levante. Levante relativo. Levante assoluto fatto di taglienti luci arabe, candidi marmi greci e inebrianti profumi di spezie.
Levante di sabbie fini, di polveri dorate, di dondolanti dromedari e di salse vecchie caracche, governate da ciurme olivastre dallo sguardo ferino e dal turbante sciolto al vento come le stesse rapaci vele aguzze. Suggestione mistiche di minareti, di ghirigori, incensi e resina.
Canti di muezzin e suoni di campane di antiche chiese ortodosse. Versetti sufici, immobili e ieratiche icone argentate, travolgenti danze di dervisci, cantilene ortodosse, madonne severe e cristi pantocratori, palmette, bothè, arabeschi. Venti balcanici, carichi di slavi suoni ritmici, di note stridule di fiati, di trombe, di tromboni e bombardini. Orchestre per matrimoni e funerali. Bande, Pizzica e Sirtaki.
Fontane gorgoglianti nel silenzio di cortili ombrosi, palme e datteri, vini resinati e risi aromatici, capretti croccanti, sulaki, kebab e dolci di miele e pistacchio e spezie odorose. Ouzu, vodka, retsina, raki. Caffè cremosi e terrosi, thè profumati. Fumo di narghilé.
I palazzi di merletto di fango di Sanah.
Le chiese nella roccia della fatata Petra o della sacre Axum e Lalibela.
Le basiliche di larice e betulla della steppa. I tetti di canne dove nidificano le cicogne altere, aristocratiche, stilizzate.
I camini delle fate della Cappadocia; in Anatolia, antica terra degli Ittiti, i primi leggendari cavalcatori del nobile cavallo.
Gli intersecati volumi platonici azzurri e abbaglianti dì calce di Santorini, sul vulcano della idealizzata Atlantide.
Cupole bianche e porte azzurre.
L'azzurro: il colore arabo.
Il colore del mare, del cielo, dei lapislazzuli, dell'azulejo dal fascino moresco.
Il colore dei Tuareg.
Il Levante è la carovana, il cargo, il viaggiare, il caravanserraglio, l'ignoto, le fiere, la fine delle terre, la madre Mesopotamia, Babele, il mito.
Il viaggio a levante.
Marco Polo.
Il Milione.
Venezia tra Bisanzio e il Sol Levante.
Magiche terre d'oriente ricche di spezie, resine, lacche, sete, agrumi e frutta dolce e succosa.
Profumi e donne conturbanti velate e magiche, misteriose e dolcissime, dagli occhi di zingara, dai fianchi di gatta e dalle gambe di gazzella e ventre di fuoco. Sinuose come serpi del deserto.
Tutte velate Salomè.
E Il nostro domestico levante otrantino, avamposto d’occidente verso la Santa Terra, le crociate, i cavalieri, le armi pietose, le donne, gli eroi.
Così come il tradimento, il pugnale, le catapulte, il sangue e l’odore della terra devastata sotto le lacrime e le passioni di Idrusa “vergine dell’acqua e della fede che camminava scalza come tutte le mogli dei pescatori, ma annodava con cura i capelli e li fermava con cordelle di seta colorata perché non la lasciava mai la volontà di essere bella”.
Fuoco e olio.
Mosto e terra rossa.
Martiri e teschi dalle orbite vuote, conventi e codici antichi che custodiscono Aristotele e salvano la sapienza del Levante dalla barbarie.
La polvere soffocante ed accecante tra le rosse terre arse battute dal paralizzante favonio che scompiglia capperi e olivastri, le scogliere impervie su mari turchi e turchesi battuti dalla tramontana tagliente e gonfiati dallo scirocco untuoso.
Le antiche torri ferite ma superbe, nobili.
Sentinelle del Tempo nel Tempo.
La Punta della Palascia col faro che vigila l’alba precoce prima che sia in ogni altro antico lembo di penisola enotrica.
Odori di timo di mirto di origano e mentuccia nell’aria salsa. Profumi forti e stuzzicanti, aromatici, balsamici e taglienti come gli scogli dai quali sono nati.
Pietre e ancora pietre, scavate come sculture barocche, dure e scintillanti e letali come scimitarre saracene, bianche come ossa seccate al sole ed al sale.
Pietre che fanno muro.
Muro che trattiene e conquista la terra madre ma avara.
Muro contro il levante.
Contro la paura turca.
La luna dei Messapi che illumina stregata e romantica l'increspato mare ma che atterrisce se sorge minacciosa all'orizzonte sui drappi verdi del Profeta.
Ma anche mura d'approdo verso il levante, come quelle che videro il mitico Enea portare mito e civiltà ellenica proveniente da onde azzurre e da schiume bianche; le stesse che generarono Venere di là del Canale.
"Graeci sumus et hoc gloriae nobis accedit"
Levante jonico, dorico, corinzio. Levante turco, arabo, saraceno, slavo, cirillico.
Levante dei filosofi, della repubblica, della matematica.
Terre degli dei, dei miti, di tutte le religioni.
Levante di civiltà lontane e misteriose.
La terra di Agarthi.
La terra al centro della terra. Ma con l’ingresso sempre a levante.
La terra dalla quale provengono i nomadi che mai si fermano. Zingari magici e possessori delle arti divinatorie. Ti leggono l’anima ed il futuro con paralizzanti occhi neri di pece e sguardi infuocati di fiamme primigenie. Sinceri e infidi al contempo.
A Levante è il leggendario paradiso di Shambala,
e la Terra Proibita,
la Terra delle Acque Candide,
la Terra degli Spiriti Raggianti,
la Terra del Fuoco Vivente,
la Terra degli Dei Viventi,
la Terra delle Meraviglie.
A Levante è ancora Aryavartha, terra d'origine dei Veda.
E l’Eden dei Sumeri e delle religioni abramitiche.
Il mito dei miti primordiali.
L’Eden nella Bibbia è luogo ad oriente della orientale Palestina in cui l’Unico Dio creò Adamo ed Eva, la prima coppia umana generatrice degli umani.
Dal giardino sgorgava un fiume che si divideva in quattro rami: il Tigri, l'Eufrate, il Pison che circondava la terra di Avila, e il Ghihon che circondava la terra di Etiopia.
Due alberi nel giardino: l’“Albero della Conoscenza del Bene e del Male" e l’“Albero della vita".
Dio proibì all'uomo di mangiare i frutti del primo, e la disobbedienza portò alla cacciata dal giardino dell'Eden, negando all'Uomo anche i frutti esotici del secondo.
Genesi 3, 22: Poi DIO il SIGNORE disse: -Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male.-
Oriente di Peccato Originale.
Ma anche di curiosità: “fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza”.
Perciò Levante di Algebra, Cabala, di sestanti e bussole, di Alchimia. Levante di Portolani e Piri Reis. Di Avicenna e Averroè, Albatenio e Arzachel, Al Biruni - il Leonardo col turbante - e Al Sufi, Geber e Rhares.
Ma a Levante è anche la fonte dell'eterna giovinezza. Luogo mitico e leggendario sorto nel Medioevo dal libro "II Romanzo di Alessandro" attribuito a Callistene.
Alessandro il Grande attraversa, insieme con il soldato Andreas, la "terra dell'oscurità" situata idealmente nelle foreste dell' Abkhazia, per cercare la fonte dell'eterna giovinezza. Alessandro, sebbene "il Grande", si perde nella foresta, mentre Andreas trova la fonte e diviene immortale.
Sempre a Levante.
A Levante è la ricchissima Regina di Saba dal piede di papera, secondo le legende coraniche. Adoratrice del sole prima di accogliere la religione di Abramo e Mosè. E generatrice con Salomone di Menelik.
Come a Levante era la Terra di Punt, la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio di Noè, i Camiti, stanziati tra il Nilo e il Mar Rosso, tra l'altopiano dell'Abissinia ed il mare.
Il Punt citato da geroglifici egizi, posti su una parete del tempio di Amon a Tebe.
Questi geroglifici descrivono un viaggio navale per portare oro incenso e mirra, dal Paese di Punt a Tebe, oltre ad un carico di zanne di elefante, pavoni e scimmie, resine, ambra, agata verde, lapislazzuli, avorio, ebano ed altri legni pregiati.
Proprio così come quel viaggio che fece Chiram, rè dei fenici a Tiro, genero del re Salomone, sempre a Punt da dove attinse e riportò ricchezze per abbellire il grandioso Tempio a Gerusalemme.
E tra queste ricchezze custodite e generate a levante il caffè. La bacca che non fa dormire le capre.
E la Terra del Prete Gianni?
A Levante.
A Levante delle leggendarie terre d'oriente.
Sempre più a Levante.
Nel 1165 l'imperatore bizantino Manuele I Comneno riceve una lettera firmata da «Giovanni, Presbitero, grazie all'Onnipotenza di Dio, Re dei Re e Sovrano dei sovrani» seguace dell'antica eresia monofisita nestoriana.
Il regno di questo re e prete dell'estremo oriente si estende per domini immensi e fantastici. Il Prete Gianni, definitosi «signore delle tre Indie», vive in un immenso palazzo fatto di gemme, tenute insieme da oro usato come cemento.
Ha non meno di diecimila invitati ad ogni pasto. Sette re, sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti gli fanno da camerieri.
Tra i suoi sudditi non annovera solo uomini, ma anche folletti, nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, cinocefali con la testa di cane, blemmi con la faccia sul petto e senza testa, sciapodi con un gigantesco piede solo, che si spostano strisciando sulla schiena e che si fanno ombra col loro stesso piede.
Tutto il campionario di esseri favolosi di cui hanno parlato le letterature e le leggende fin dalla preistoria.
Il Mosaico di Pantaleone ad Otranto, insomma.
Tra miti di superbia punita, re precipitati e leggende di marinai, tra mostri sopravvissuti agli incubi del mare, paure dell’ignoto e narrazioni fantastiche, tra bibbia, vangelo e cicli arturiani e miti ellenici e persiani, tutto intessuto sull’albero della vita, tra il trascorrere dei tanti soli levati che scandiscono le stagioni e i lavori della terra.
Lavori indispensabili alla sopravvivenza. Se non si è miti o eroi.
Nel romanzo Orizzonte Perduto, Shangri-La è il nome di un luogo immaginario a Levante.
Luogo racchiuso nell'estremità occidentale dell'Himalaya, inserito in paesaggi meravigliosi, dove il tempo è sospeso in un ambiente di pace e serenità. E armonia terrena e cosmica.
In Shangri-La si vive come una perfetta comunità lamaistica, dalla quale sono bandite, non per imposizione di legge ma per convinzione comune e condivisa, tutta una serie di umane debolezze: odio, invidia, avidità, insolenza, avarizia, ira, adulterio, adulazione.
Un Eden concreto e spirituale dove l'occupazione della comunità è quella di produrre cibo nella misura strettamente necessaria al sostentamento e trascorrere il resto della giornata nell'evoluzione della conoscenza interiore, della scienza e nella produzione di opere d'arte.
Ecco il Levante che vorremmo enucleare dal mito e fare terreno, quotidiano, vissuto.
Il nostro Levante.
Là dove nasce la Luce del Nuovo Giorno.
A Levante!
A Levante!


